L’arrivo di Israele nell’area
e gli allarmi per i pirati somali

Il PAC (Pirate Action Group), cioè i pirati somali che catturano navi mercantali nell’Oceano Indiano, nel Golfo di Aden e nel Canale di Guardafui, secondo il JMIC (Joint Maritime Information Center) e l’Africa Defense Forum del Comando Africa degli Stati Uniti, s’è fatto più pericoloso tanto da innalzare il livello di allerta nella regione. «Il livello di minaccia è valutato come SOSTANZIALE a seguito di 7 episodi di pirateria verificatisi dall’11 giugno nel Golfo di Aden»: ha dichiarato il JMIC. La newsletter TWZ ha riportato gli allarmi e le dichiarazioni dei vari comandi a guida statunitense. Meno male che in Somaliland ci sono ora le basi militari israeliane. I pirati somali pare siano aiutati dagli Houthi, i guerriglieri che dallo Yemen agiscono contro Israele per solidarietà con Gaza, e perciò è facile prevedere l’intervento dei cacciabombardieri israeliani.
Gli americani, dunque, lanciano allarmi per la crescente minaccia dei pirati somali. Anche il quotidiano online inforMare scrive: «Le acque della Somalia hanno registrato un rialzo del numero di incidenti – dieci contro tre -, mentre sono diminuiti quelli nel Golfo di Guinea (due rispetto a 14) e negli Stretti di Singapore (12 contro 57). Nel secondo trimestre del 2026 il numero complessivo di atti di pirateria si è più che dimezzato essendosene verificati 22 rispetto a 45 nello stesso periodo dello scorso anno».
Il Piracy Reporting Centre dell’International Maritime Bureau (IMB) ha reso noto che si sono verificati 38 incidenti rispetto a 90 nei primi sei mesi del 2025.
Gli attacchi dei pirati hanno convinto le compagnie di navigazione ad assumere forze di sicurezza private armate per proteggere le proprie navi. La situazione nello Stretto di Hormuz ha comportato anche l’aumento della pirateria.
L’Organizzazione marittima internazionale (IMO) ha lanciato un appello per la liberazione di decine di marittimi attualmente sequestrati dai pirati.



