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CSIS: “Falciare l’erba” non funziona:
l’Iran non è Gaza

Israele spera che gli Stati Uniti adottino la strategia di “taglio dell’erba” contro l’Iran, ma, spiega Mona Yacoubian, direttore CSIS del programma per il Medio Oriente, «al di là delle carenze della strategia di “falciare l’erba” contro avversari non statali, essa non è mai stata concepita per attori statali».

In effetti, furono due accademici israeliani a coniare il termine nel 2013 per indicare una strategia che divenne sinonimo del conflitto di lunga data tra Israele e Hamas a Gaza. Sebbene questo approccio possa essere servito come soluzione temporanea per gestire il conflitto con Hamas, la strategia è stata spesso criticata per la sua impostazione disumanizzante, per l’elevato numero di vittime civili che ne è derivato e per la sua incapacità di affrontare le cause politiche alla base del conflitto. E, sottolinea Yacoubian, «in seguito all’attacco senza precedenti di Hamas contro Israele del 7 ottobre, i limiti a lungo termine del “falciare l’erba” sono diventati dolorosamente evidenti».

A maggior ragione “falciare l’erba” non funzionerà contro l’Iran, dichiara la direttrice del Centro per gli Studi Strategici e Internazionali, e spiega: «Perseguire una politica di attacchi episodici contro l’Iran non farà altro che riaffermare le ambizioni di Teheran di una deterrenza duratura, probabilmente attraverso lo sviluppo di un’arma nucleare. Dopo i molteplici attacchi contro l’Iran a partire dal 2024, la leadership iraniana potrebbe già essere giunta alla conclusione che il possesso, anche di un rudimentale ordigno nucleare, potrebbe rappresentare la sua unica speranza di deterrenza».

In buona sostanza, un Iran gravemente indebolito potrebbe rendere la regione estremamente instabile, distruggere la fiducia degli investitori e, di conseguenza, le economie del Golfo. E alcuni segnali provenienti da quell’area mostrano la delusione provata per il grande protettore (gli USA) e la volontà d’imboccare strade alternative.

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