Bollente

Le startup sono vitali
per un riarmo efficiente

La guerra in Ucraina ha dimostrato come sui campi di battaglia vincano le nuove tecnologie con conseguenti nuove strategie e tattiche militari. In gran parte, le nuove tecnologie/strumenti di guerra sono fornite da startup: i soliti appaltatori faticano, infatti, ad adeguare le loro produzioni alle nuove esigenze belliche. In Europa, si registra un aumento del numero di startup nel settore della guerra, molte delle quali specializzate in nuove tecnologie belliche, tuttavia gli appalti effettivi rimangono concentrati su sistemi militari consolidati e grandi produttori di armamenti già affermati. Ma i cambiamenti sono in corsa.

Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, per esempio, ha pubblicato nel novembre 2025 una “Strategia di Trasformazione degli Acquisizioni” per accelerare la fornitura di armamenti ad alta tecnologia, mentre la “Revisione Strategica della Difesa” del Regno Unito del 2025 mostra un sostanziale cambiamento dottrinale caratterizzato dall’integrazione delle forze convenzionali con sistemi digitali e sempre più autonomi come i droni.

In Germania è stato da poco inaugurato il “Centro per l’innovazione della Bundswehr” (Innovationszentrum der Bundeswehr InnoZBw) a Erding (Baviera) per integrare rapidamente ricerca, industria e truppe nello sviluppo di tecnologie di guerra all’avanguardia. In particolare nel settore droni e intelligenza artificiale, per fornire soluzioni operative in tempi brevi, ispirandosi a modelli come il “Cyber Innovation Hub der Bundeswehr” di Berlino.

I conflitti nel mondo, tra cui la guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, mostrano l’importanza di rafforzare la capacità industriale bellica europea. Israele e Ucraina – siccome sono già in guerra – favoriscono l’inclusione di aziende giovani e innovative negli appalti militari. Kiev ha già trasformato gli appalti militari con un sistema decentralizzato e digitalizzato, a volte descritto come una “Amazon degli armamenti“.

Una questione fondamentale per i governi europei che aggiornano le proprie strategie militari è, quindi, come riformare i processi di approvvigionamento per rafforzare l’innovazione e facilitare l’ingresso di nuove imprese. I responsabili degli acquisti militari dovranno avere il potere di cambiare le modalità di acquisto delle armi onde incoraggiare i nuovi entranti a presentare offerte per gli appalti. Al momento, il riarmo europeo, oltre ad essere lento, si basa su tecnologie inutili sui campi di battaglia.

Al ministero Federale dell’Economia e dell’Energia tedesco, c’è un rapporto sulla necessità di riformare gli appalti militari per consentire la sperimentazione e un’acquisizione molto più rapida. Le attuali norme in materia di appalti, dicono gli analisti tedeschi, sono inadatte al rapido cambiamento tecnologico e ai conflitti ad alta intensità, per cui la Bundeswehr dovrebbe integrare l’innovazione a velocità operativa.

In passato, preoccupazioni simili riguardo a ritardi e inefficienze hanno spinto a ripetute discussioni sulla riforma dell’”Ufficio federale tedesco per le attrezzature, le tecnologie dell’informazione e il supporto in servizio della Bundeswehr” (BAAINBw, Bundesamt für Ausrüstung, Informationstechnik und Nutzung der Bundeswehr), l’autorità responsabile degli appalti della difesa.

La Corte dei conti tedesca, il Bundesrechnungshof, ha segnalato ritardi pluriennali nel passaggio dagli appalti per la difesa alle capacità implementate. Ad esempio, sedici anni dopo la messa in servizio della prima corvetta K130 per la marina tedesca, sono oggi in servizio cinque corvette, ma non vi è ancora la capacità di far volare droni da queste navi, sebbene ciò sia considerato essenziale. L’esempio illustra sia la lentezza dei processi di appalto sia la difficoltà che il settore tedesco incontra nell’integrare tecnologie moderne e ormai standard nei suoi sforzi di riarmo.

E lascio perdere l’Italia, dove il dibattito si fonda ancora sullo slogan ottocentesco “più burro, meno cannoni”.

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