
Nessuno può fermare le ruspe israeliane che minacciano la distruzione di 12 villaggi palestinesi nell’area di Masafer Yatta, che gli accordi di Oslo hanno definito come zona C dei territori palestinesi occupati della Cisgiordania. La demolizione delle case abitate da circa 2.800 palestinesi è stata decisa dopo che il 18 giugno, l’Hpc israeliano (Higher Planning Council, il Consiglio superiore per la pianificazione) ha stabilito di dedicare area all’addestramento delle truppe militari israeliane, nominata area “firing 918”.
Le famiglie palestinesi hanno sempre sostenuto che l’attribuzione dell’area all’esercito per le esercitazioni di carri armati e artiglieria pesante fosse in realtà un espediente per consentire la realizzazione piuttosto di nuovi insediamenti (cosiddetti spontanei) per i “coloni” ebraici. Gli abitanti dell’area hanno denunciato che le esercitazioni militari sono state rare, mentre sono sorti nuovi insediamenti realizzati dai “coloni” sotto la protezione dei militari israeliani. I “coloni” non hanno nemmeno risparmiato provocazioni, aggressioni e violenze d’ogni genere.
La destinazione dell’area a zona di sicurezza militare sarebbe una scusa per consentire la pulizia etnica già annunciata circa quarant’anni fa dall’allora primo ministro di Tel Aviv Ariel Sharon deciso ad avviare una sostituzione etnica nell’area di Masafer Yatta.
Nel 2022, dopo vari ricorsi presentati dagli abitanti, il giudice israeliano David Mintz impose agli abitanti di abbandonare le terre in cui vivevano da generazioni. Gli abitanti di Masafer Yatta si stanno appellando ai media e alle istituzioni internazionali perché la guerra in corso non faccia passare inosservato il loro esodo forzato dalle loro terre. Ma chi potrebbe mai fermare l’espanSionismo?



