Il piano del premier Benjamin Netanyahu e del ministro della Sicurezza Israel Katz rappresenta una pericolosa intensificazione delle continue violazioni di Israele contro il popolo palestinese. Lo ha detto l’ex premier israeliano Ehud Olmert a proposito della cosiddetta “città umanitaria” che Tel Aviv intende costruire a Rafah, al confine con l’Egitto.
«E’ un campo di concentramento – ha dichiarato Olmert al quotidiano britannico The Guardian – Quando costruiscono un campo dove progettano di ‘ripulire’ più della metà di Gaza, allora l’inevitabile comprensione della strategia è che non si tratta di salvare i palestinesi. Si tratta di deportarli, di espellerli e di buttarli via».
Molti esperti legali e difensori dei diritti umani israeliani hanno ribadito queste preoccupazioni, avvertendo che, in determinate condizioni, questa politica potrebbe equivalere a un genocidio. Lo sappiamo, il termine “genocidio” è fortemente contestato dalla nostra stampa libera. Tel Aviv, infatti, suggerisce che il solo e autentico genocidio è quello subito dagli ebrei durante la seconda guerra mondiale.
«Se i palestinesi – ha avvertito Olmert – verranno deportati nella nuova “città umanitaria”, allora si potrà dire che si tratta di una pulizia etnica».
Lasciamo agli Azzeccagarbugli i sottili distinguo tra genocidio, pulizia etnica, massacri di donne e bambini; e limitiamoci ai fatti. Olmert ha detto all’emittente israeliana Channel 13 e scritto su Haaretz che i gruppi di “coloni” sono organizzati come milizie terroristiche che portano avanti una campagna di violenza, sfollamenti e furto di terre contro i palestinesi, promossa dal governo.
«I crimini di guerra – ha concluso l’ex premier – si verificano ogni giorno. Gli ebrei uccidono i palestinesi. Li bruciano e la polizia chiude gli occhi».



