Bollente

Tra India e Cina sobbolle
il caso Arunachal Pradesh

L’Arunachal Pradesh è uno Stato della Repubblica dell’India all’estremo nord-est, con capoluogo Itanagar. Confina a nord con la Repubblica Popolare Cinese, a est e a sud-est con la Repubblica dell’Unione del Myanmar (la Birmania), a sud con gli stati federati indiani del Nagaland e dell’Assam e ad ovest con il Regno del Buthan.

Pechino rivendica il territorio dell’Arunachal Pradesh e chiama la regione Tibet meridionale, o Zangnan, in quanto non ha mai riconosciuto l’Accordo di Simla o Convenzione di Simla tra Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda e il Tibet. Quel trattato fu siglato nel 1914, a conferma dell’ingerenza britannica nel conflitto sino-tibetano, con l’acquisizione nell’India britannica di territori tibetani.

L’altro giorno il caso di una donna dell’Arunachal Pradesh fermata dalle autorità cinesi ha riaperto lo scontro (verbale) tra Pechino e New Delhi.

Prema Wangjom Thongdok, questo il nome della donna, stava viaggiando con passaporto indiano dal Regno Unito, dove vive, al Giappone. Ha fatto scalo all’aeroporto internazionale di Shanghai Pudong, in Cina, per quella che avrebbe dovuto essere una sosta di tre ore. Invece è stata trattenuta per 18 ore perché sul suo passaporto era indicato come suo luogo di nascita l’Arunachal Pradesh.

La donna ha poi dichiarato che le autorità cinesi presenti all’aeroporto avevano detto che il suo passaporto indiano non era valido, in quanto l’Arunachal Pradesh fa parte della Cina.

«In realtà – ha raccontato Thongdok alla rivista “India Today” – avevo già superato il gate dell’immigrazione quando uno degli ufficiali ha iniziato a urlare ‘India! India!’». Quando Thongdok ha chiesto perché la stessero portando fuori, il funzionario le ha detto che il suo passaporto indiano non era valido perché nata nell’Arunachal Pradesh.

E’ l’inizio di qualcosa di più serio? Staremo a vedere.

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