Bollito

L’import di prodotti agricoli
in Cina è anche un’arma politica

La Cina dipende fortemente dalle importazioni per soddisfare la domanda interna dei prodotti agricoli. Con la crescita del reddito dei cinesi, è aumentato anche il loro consumo di carne, latticini e altri beni. Nonostante i grandi sforzi per rafforzare la produzione alimentare interna, la Cina è diventata sempre più dipendente dalle importazioni, sia per i prodotti di origine animale che per i mangimi necessari alla loro produzione. Le importazioni alimentari cinesi hanno raggiunto i 215 miliardi di dollari nel 2023, il valore più alto al mondo all’epoca, con quasi l’85% della soia, oltre il 67% delle colture oleaginose e della frutta secca e quasi il 25% della carne bovina provenienti da fornitori esteri. Negli ultimi anni, la spesa cinese per le importazioni alimentari si è leggermente ridotta, ma è rimasta al di sopra dei 200 miliardi di dollari, una cifra superiore al totale delle importazioni della maggior parte dei Paesi.
Caitlin Welsh, direttrice del Programma globale per la sicurezza alimentare e idrica al Center for Strategic and International Studies, ha scritto: «Data la contrazione della forza lavoro cinese e gli effetti della sovrapproduzione e dei cambiamenti climatici sui terreni coltivabili, è probabile che Pechino continuerà a dipendere dai prodotti alimentari esteri nei prossimi anni».

La Cina sta, comunque, adottando misure per diventare leader nel settore delle biotecnologie agricole.

Essendo uno dei maggiori importatori mondiali di prodotti agricoli, la Cina ha spesso utilizzato l’accesso ai suoi vasti mercati come leva nei negoziati commerciali. Nel 2025, per esempio, ha sospeso le importazioni di soia dagli Stati Uniti per diversi mesi, in risposta ai dazi imposti dal presidente americano Donald Trump in occasione del “Giorno della Liberazione“.

Nell’ambito della fragile tregua commerciale tra il presidente Trump e il presidente cinese Xi Jinping, siglata a maggio scorso, la Cina ha accettato di acquistare almeno 17 miliardi di dollari all’anno di prodotti agricoli statunitensi per il resto del mandato presidenziale di Trump e ha ripristinato l’accesso al mercato per le importazioni di carne bovina e pollame dagli Stati Uniti provenienti da alcuni stati americani.
Un punto di debolezza, e cioè la necessità di importare prodotti agricoli, è trasformato dalla volontà politica in un punto di forza. Un altro esempio, oltre quello della soia americana, è stato dato quest’anno dall’interruzione dell’import di una serie di prodotti agricoli canadesi in risposta ai dazi imposti da Ottawa sui veicoli elettrici cinesi.

Pechino può usare il mercato dei prodotti alimentari anche come arma nelle dispute politiche come fece l’anno scorso quando sospese gli acquisti di prodotti ittici e sakè giapponesi in risposta al premier giapponese Sanae Takaichi che aveva accennato alla possibilità di un intervento del Giappone in un conflitto su Taiwan.

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