Per la guerra dei droni
i russi hanno pochi satelliti

Il conflitto russo-ucraino ha messo in primo piano la funzione indispensabile dei sistemi satellitari. La dipendenza russa da Starlink, la costellazione americana di satelliti in orbita terrestre bassa di SpaceX, per le comunicazioni in prima linea e le operazioni con i droni, è risultata evidente quando, a febbraio scorso, SpaceX ha disattivato l’accesso russo a Starlink. La rete satellitare commerciale Yamal di proprietà di Gazprom non è stata in grado di coprire il fronte o persino di gestire i video dei droni: a metà di quest’anno, Yamal comprendeva soltanto 4 satelliti geostazionari funzionanti, a differenza dei 10.803 satelliti operativi di Starlink.
La costellazione russa Rassvet si è dimostrata inadeguata a sostituire Starlink per le comunicazioni militari. Gli altri sistemi satellitari precedentemente utilizzati per le comunicazioni militari — Blagoovest, Meridian e Strela — non dispongono della capacità e della densità di satelliti necessarie per soddisfare le esigenze di comunicazione della Russia in tempo di guerra.
La Russia ha, perciò, adottato cambiamenti specifici e graduali. Per esempio, l’iniziativa ucraina Drone Line, che collega gli operatori di droni di diverse unità per condividere esperienze tattiche, ha ispirato la creazione dell’Unità Rubicon russa.
Rubicon (Centro per le tecnologie avanzate senza pilota “Rubicon”) è diventato il principale esempio di successo dell’innovazione russa ed è stato determinante nel respingere le truppe ucraine da Kursk. Si tratta di un’unità d’assalto d’élite sviluppata reclutando esperti dalle unità di prima linea per concentrare competenze sui sistemi aerei senza pilota (UAS) e sulle tecnologie avanzate. In risposta alle tattiche ucraine che avevano neutralizzato con successo i droni russi, i membri di Rubicon hanno impiegato droni a fibra ottica per colpire le linee di rifornimento ucraine lungo le strade strette, rendendo il rifornimento e la rotazione proibitivamente costosi.
La prestazione di Rubicon a Kursk illustra quindi come la Russia sia in grado di realizzare efficacemente il potenziale offerto dagli aiuti cinesi: senza i droni a fibra ottica, la Russia probabilmente non sarebbe stata in grado di riconquistare Kursk nei tempi previsti.



