Sovranità sui mari. Pechino
contro l’intesa Manila-Tokyo
Giappone e Filippine hanno avviato colloqui su un accordo per la condivisione di informazioni militari classificate e il trasferimento di cacciatorpediniere prossimi alla dismissione dal Giappone alla Marina filippina. I due governi hanno inoltre concordato di avviare negoziati sulla delimitazione dei loro confini marittimi sovrapposti nel Mar delle Filippine. Meno di 400 miglia nautiche separano le isole Ryukyu, nel sud-ovest del Giappone, dalle isole Batanes, le più settentrionali delle Filippine, creando una sovrapposizione di rivendicazioni relative alla zona economica esclusiva (ZEE) e alla piattaforma continentale ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (United Nations Convention on the Law of the Sea UNCLOS). Sono notizie che leggo su Asia Maritime Transparency Initiative (AMTI) il programma digitale e di ricerca creato dal Center for Strategic and International Studies (CSIS) di Washington.
Pechino ha condannato i colloqui di delimitazione definendoli «illegali, nulli e privi di validità», in quanto un’ampia porzione dell’area in questione si sovrappone anche alle rivendicazioni marittime provenienti da Taiwan, che ha reagito affermando che dovrebbe essere consultata e che i suoi diritti di pesca devono essere tutelati. La disputa sulla sovranità delle isole Senkaku, amministrate da Tokyo ma rivendicate anche da Pechino e Taipei, si aggiunge alla questione relativa alle isole Ryukyu e Batanes. Le isole Senkaku note anche come isole Diaoyu o Diaoyutai (rispettivamente secondo Pechino e Taiwan che le reclamano) sono otto piccole isole di 7 Kmq nel Mar Cinese Orientale a circa 220 km a nord-est di Taiwan.
Pochi giorni dopo l’annuncio da parte di Giappone e Filippine dell’avvio dei colloqui sui confini, il ministero dei Trasporti cinese ha condotto un’operazione di «applicazione delle norme sul traffico marittimo e di rilevamento idrografico» in quelle acque, impiegando grandi pattugliatori, tra cui la prima nave di pattugliamento Hai Xun 09 da 10.000 tonnellate. Durante queste operazioni, i cinesi hanno fermato circa duecento navi commerciali in transito nell’area, chiedendo i loro porti di scalo e i dettagli degli equipaggi, un’azione che sarebbe illegale anche se si fosse svolta nella Zona Economica Esclusiva cinese.
La maggior parte degli accordi di delimitazione viene conclusa tramite negoziati tra Stati, senza il coinvolgimento di alcun organismo esterno. Tuttavia, l’UNCLOS prevede anche che, qualora non si raggiunga un accordo entro un “periodo di tempo ragionevole”, gli Stati possano ricorrere ai meccanismi obbligatori di risoluzione delle controversie previsti dall’UNCLOS, che generalmente comportano il deferimento del caso a una corte o a un tribunale internazionale. Indipendentemente dal fatto che siano conclusi in sede giudiziaria o extragiudiziale, gli accordi bilaterali sono comuni, anche quando le aree marittime oggetto di delimitazione coinvolgono le rivendicazioni di uno Stato terzo.


