Il fronte anti-Iran
odora di CIA
I media occidentali come il quotidiano britannico “The Guardian” o l’emittente pubblica “BBC” (British Broadcasting Corporation) oppure l’emittente televisiva statunitense “CNN” (Cable News Network) visibile in tutto il mondo seguono sin dall’inizio e passo passo la “rivoluzione” in Iran dando quotidianamente notizie di migliaia di vittime. Altri, i quotidiani italiani per esempio, copiano e fanno da megafono, per cui nessuno al mondo dubita della verità delle corrispondenze.
La domanda che mi sono fatto come giornalista (sia pure in pensione) è stata: quali sono le fonti? chi dall’interno passa la notizie ai grandi media occidentali? il regime ha chiuso internet, vietato l’accesso ai giornalisti stranieri, la tv pubblica mostra immagini di rivoltosi che aggrediscono quelle che noi in Italia chiamiamo le “forze dell’ordine” e dunque?
La più citata fonte è l’”Human Rights Activists in Iran” (HRANA o HRAI o HRA), che è l’agenzia di riferimento, per esempio, dell’agenzia di stampa britannica di proprietà canadese “Reuters”, dell’agenzia di stampa internazionale con sede a New York “AP” (Associated Press), della “BBC” e “CNN“, già citate, e dal quotidiano statunitense “The New York Times” (chi ha visto i tanti film sul NYT come potrebbe dubitare?). “HRAI” è stata fondata nel 2005, ha sede in Virginia ed è finanziata dal “NED” (National Endowment for Democracy), istituito per mantenere segreti i finanziamenti della CIA.
Anche il “CHRI” (Commonwealth Human Rights Initiative), un’organizzazione non governativa che promuove la protezione e la promozione degli standard internazionali dei diritti umani nel Commonwealth, è spesso citata dai media mainstream. Trattandosi di una “non profit” (ma Hadi Ghaemi, fondatore e direttore esecutivo, si è auto-gratificato con più di 200mila dollari per il suo faticoso lavoro nel promuovere i diritti umani). e registrata come “”Campaign For Human Rights Inc.”” è esente da imposte ed ha ricevuto 16,3 milioni di dollari in donazioni esenti da imposte. Nessuno sa da dove arrivino i soldi.
Una delle organizzazioni più attive tra i gruppi dissidenti iraniani è “Tavaana” (E-Learning Institute for Iranian Civil Society), la quale, manco a farlo apposta, è stata lanciata con un finanziamento iniziale del “Bureau for Democracy, Human Rights and Labor” (DRL) del Dipartimento di Stato americano. Anche per “Tavaana” non si accede alle sorgenti finanziarie perché le tasse sono presentate sotto il nome di “E Collaborative For Civic Education“, l’organizzazione madre di “Tavaana“, esente da tasse dal 2011. Secondo un opuscolo del “NED” pubblicato dal “CIMA” (Center for International Media Assistance) l’”E-Collaborative for Civic Education” ha ricevuto il supporto del “National Endowment for Democracy”, del ministero degli Affari Esteri dei Paesi Bassi e dell’”USAID” (United States Agency for International Development). Co-fondatori di “Tavaana” sono Akbar Atri e Mariam Memarsadeghi, accanita sostenitrice di Israele, la quale chiede un giorno sì e l’altro pure attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran. Mariam Memarsadeghi è nota anche come forte sostenitrice del ritorno della monarchia.
Una delle organizzazioni più efficaci finanziate dal “National Endowment for Democracy” è il “Boroumand Center for Human Rights in Iran”, co-fondato dalle sorelle dissidenti Ladan e Roya Boroumand. Nel 2024, la “NED” ha conferito a Roya Boroumand una medaglia con la seguente motivazione: «Roya, insieme a sua sorella Ladan Boroumand, ex Reagan-Fascell Democracy Fellow della NED, hanno dedicato la loro vita a difendere i diritti umani in Iran». Il Boroumand Center ha anche collaborato la “Open Society Foundations” di George Soros e ne ha ricevuto finanziamenti.
Un progetto di breve durata avviato direttamente con finanziamenti del Dipartimento di Stato americano è stato l’”Iran Disinformation Project”. Quando “@IranDisinfo” ha iniziato a prendere di mira i giornalisti mainstream perché non erano radicalmente anti-Iran, sono scattati i buzzer e i loro finanziamenti sono stati tagliati.
L’opposizione iraniana è frammentata, eppure ha un filo conduttore. Masih Alinejad, Hamed Esmaeilion, Abdullah Mohtadi, Reza Pahlavi e Shirin Ebadi hanno visioni divergenti e non si accettano a vicenda come rappresentanti dell’opposizione, tanto meno come leader.
Masih Alinejad, dipendente del canale televisivo “VOA” (Voice of America) finanziato dal Dipartimento di Stato americano, Reza Pahlavi, legato a Israele, Abdullah Mohtadi, il cui partito “Komala” (Partito Komala del Kurdistan iraniano) sostiene la secessione dall’Iran, Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace propugnatore di sanzioni contro l’Iran, e Hamed Esmaeilioun, che è venuto alla ribalta solo di recente, sono tutti oppositori del governo di Teheran, hanno finanziamenti più o meno dagli stessi “erogatori”, ma non riescono a lavorare insieme. Sui social è facile trovare i loro sostenitori che litigano: Alinejad è un’opportunista, una bugiarda traditrice che pensa soltanto a riempirsi le tasche; Pahlavi è un pazzo che vorrebbe ripristinare il regime tirannico del padre; Mohtadi è un separatista traditore; Ebadi una vecchia che non riusciva a farsi ascoltare da nessuno; ed Esmaeilion, filo-iraniano fino a poco tempo fa, è ora senza più credibilità. Fatevi un giro sui social e raccoglierete una sporta di “complimenti” nei confronti dei quali quelli dei “leoni da tastiera” di casa nostra sembrano carezze amichevoli.
Ah! dimenticavo. C’è anche il “MEK” (Mojahedin-e Khalq, Mojahedin del Popolo Iraniano o Esercito di Liberazione Nazionale dell’Iran) con base in Albania; i leader sono Massoud Rajavi e sua moglie Maryam Rajavi, la quale ha legami con Hamed Esmaeilion tramite Irwin Cotler, ex presidente del Congresso ebraico canadese e capo della lobby israeliana in Canada. Il capitolo Esmaeilion merita una nota a parte.
Lo so, è un pezzo più lungo del solito ma l’ho ritenuto necessario.



