Da oggi in Bulgaria c’è l’euro
ma non c’è più il governo
Oggi, domenica 28 dicembre 2025, la Bulgaria ha adottato ufficialmente l’euro, entrando nell’eurozona dopo anni di dibattiti, turbolenze politiche e scetticismo pubblico. La transizione avviene in un clima di timori diffusi di aumento dei prezzi e di crisi economica. All’inizio di quest’anno era nata una campagna di protesta con lo slogan “Mantenete il lev bulgaro“, a dimostrazione della profonda apprensione dell’opinione pubblica nei confronti della moneta unica. Secondo i sondaggi dell’Eurobarometro, quasi la metà dei bulgari è contraria all’euro. Molti, soprattutto nelle zone rurali, hanno espresso preoccupazione per l’aumento del costo della vita dovuto all’adozione dell’euro.
La Bulgaria ha ancorato il suo tasso di cambio al marco tedesco e successivamente all’euro a partire dagli anni ’90, il che le ha consentito di essere parzialmente esposta alla politica monetaria europea. «Ora potrà finalmente partecipare al processo decisionale all’interno di questa unione monetaria»: ha affermato Georgi Angelov, economista senior all’Open Society Institute di Sofia.
Secondo la presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, le piccole e medie imprese bulgare potrebbero risparmiare circa 500 milioni di euro in commissioni di cambio, mentre si prevede che ne trarrà beneficio anche il settore del turismo, che contribuisce per circa l’8% al PIL nazionale.
Lagarde ha previsto solo un effetto «modesto e di breve durata» sui prezzi al consumo, storicamente compreso tra 0,2 e 0,4 punti percentuali nelle transizioni di altri Paesi. Gli analisti avvertono, tuttavia, che l’attuale tasso di inflazione in Bulgaria, con i prezzi dei prodotti alimentari aumentati del 5% solo a novembre (più del doppio della media dell’eurozona) potrebbe amplificare l’ansia pubblica. Le proteste anti-corruzione hanno fatto cadere il governo aprendo la strada alle ottave elezioni in cinque anni.
Boryana Dimitrova di Alpha Research ha avvertito che eventuali problemi iniziali con l’euro potrebbero essere sfruttati dai politici anti-UE nell’ambito delle prossime campagne elettorali. «La sfida – ha detto – sarà avere un governo stabile per almeno uno o due anni, in modo da poter sfruttare appieno i benefici dell’adesione all’eurozona».


