A Tavola

Il mercato non basta agli USA
per la fornitura di terre rare

Il comparto strategico dei minerali ha acquisito più peso negli USA con l’irruzione delle cosiddette terre rare, cioè di minerali fondamentali soprattutto per gli armamenti. Fino ad oggi, a Washington è stato considerato sufficiente l’accumulo di scorte, ma queste non possono garantire competitività a lungo termine e/o autonomia strategica.

E’ acclarato che l’estrazione può essere accelerata in condizioni di crisi, ma la capacità di lavorazione richiede competenze tecniche e un sostegno politico costante. La graduale erosione delle capacità minerarie statunitensi è un rischio strategico che si accompagna al declino delle competenze interne, della forza lavoro qualificata e del know-how di lavorazione.

L’ipotesi che i mercati si sarebbero autoregolati, che gli alleati sarebbero rimasti affidabili e che le interruzioni sarebbero state di breve durata si è ripetutamente rivelata fragile. Non è affatto scontato che i mercati globalizzati garantiscono un accesso affidabile alle risorse minerarie: le sanzioni contro la Russia, prima, e la guerra contro l’Iran, dopo, hanno dimostrato la debolezza della “globalizzazione”. Ciò ha convinto molti che la sicurezza mineraria non può essere episodica, giacché è un pilastro del potere nazionale.

I Paesi alleati e partner sono stati indispensabili per l’accesso degli Stati Uniti ai minerali critici, ma anche i partner più stretti hanno periodicamente sfruttato le risorse minerarie per obiettivi politici o economici interni, complicando le ipotesi di approvvigionamento. Considerare l’accesso alle risorse degli alleati come garantito si è dimostrato ripetutamente costoso.

Il predominio USA necessita anche dell’approvvigionamento costante di minerali e l’indebolimento delle alleanze (a cominciare dall’Europa) non aiuta. Il declino lo si può arrestare? Nella storia del mondo non è mai successo: gli imperi, come gli uomini, nascono, vivono e muoiono.

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