A Tavola

Gli USA bombardano l’Iran
ma non sanno perché

Dopo aver partecipato a un briefing sull’Iran, il senatore Murphy ha detto su X al cittadino americano: «Meriti di sapere quanto siano incoerenti e incompleti questi piani di guerra». «I briefing sono chiusi – ha aggiunto – perché Trump non può difendere questa guerra in pubblico», sottolineando che, pur non potendo rivelare informazioni riservate, avrebbe condiviso ciò che gli era consentito rivelare.

Di solito, non uso le dichiarazioni dell’opposizione per attaccare un governo, così come non mi servo (come fanno vari fogli) delle accuse di un Pubblico ministero per dare addosso ad un imputato. A volte un militante dell’opposizione lancia, come fa un Pm, accuse a raffica per farsi un nome, apparire in tv, dare una spinta alla carriera. Nel caso del senatore democratico del Connecticut Christopher Murphy, Chris per gli amici, faccio un’eccezione perché finalmente dagli Stati Uniti arriva qualche parola di verità sull’aggressione israelo-americana all’Iran.

La credibilità Murphy, oggi cinquantaduenne, se l’è guadagnata in quasi vent’anni di permanenza al Congresso prima come deputato e poi come senatore.

Murphy ha dichiarato: «Forse la conclusione è che gli obiettivi della guerra non implicano la distruzione del programma di armi nucleari dell’Iran», eppure il presidente Donald Trump ha ripetutamente citato le capacità nucleari dell’Iran come giustificazione centrale per la campagna militare. «Ma – ha spiegato il senatore – ovviamente sappiamo già che gli attacchi aerei non possono annientare il loro materiale nucleare».

Poi ha riferito che i funzionari «Hanno confermato che anche il ‘cambio di regime’ non è nella lista».

«Quindi – ha aggiunto – spenderanno centinaia di miliardi di dollari dei contribuenti, faranno uccidere un sacco di americani e un regime intransigente, probabilmente un regime intransigente più antiamericano, sarà ancora al potere».

Il senatore ha anche rivelato che i funzionari hanno difficoltà a rispondere a una domanda su cosa accadrà una volta terminata la campagna di bombardamenti: «Ma la domanda che li ha lasciati perplessi è: cosa succede quando si interrompono i bombardamenti e si riavvia la produzione?».

Murphy ha anche avvertito che gli Stati Uniti non hanno attualmente un piano praticabile per riaprire lo Stretto di Hormuz, corridoio marittimo fondamentale attraverso il quale passa circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio.

«Non posso entrare più nei dettagli su come l’Iran ostruisce lo Stretto»: ha detto, riferendosi alle informazioni riservate discusse durante il briefing. «Ma basti dire che al momento non sanno come riaprirlo in sicurezza».

Murphy ha descritto la situazione come particolarmente preoccupante perché il rischio di perturbazione dello Stretto era stato ampiamente previsto prima dell’inizio del conflitto. «Il che è imperdonabile – ha concluso – perché questa parte del disastro era prevedibile al 100%».

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