A Tavola

La superportaerei Ford
ha i cessi intasati

Il “Ford Carrier Strike Group“ (CSG) cioè il gruppo navale di incrociatori, cacciatorpidienere, sommergibili e navi appoggio, che accompagna e protegge la superportaerei, non sarebbe nelle migliori condizioni. Dallo scorso giugno, quando la portaerei salpò dalla base americana, Norfolk, è cominciato un lungo peregrinare che pareva terminato nelle acque del Venezuela. Invece dai Caraibi è stata comandata per il Medio Oriente. Sarà prolungata, perciò, la permanenza lontano dal porto di origine. La nave non arriverà nella regione prima della fine del mese e non è chiaro per quanto tempo sarà necessaria. C’è anche la possibilità che alla Ford venga ordinato di tornare indietro qualora si raggiungesse un accordo con l’Iran.

L’ammiraglio Daryl Caudle, Capo delle Operazioni Navali (Chief of Naval Operations CNO), la massima carica della Marina statunitense, ha dichiarato: «Sono un grande contrario alle proroghe, poiché hanno un impatto significativo. Le persone vogliono avere una certa certezza di poter affrontare un dispiegamento di sette mesi». Oltre a danneggiare le persone, le proroghe hanno anche un impatto negativo sulla nave e sul relativo programma di carenaggio.

Quando una missione dura otto, nove mesi e più, ha spiegato Caudle, «quei componenti critici che non ci aspettavamo di dover riparare sono ora sul tavolo. Il pacchetto di lavoro aumenta, quindi è un elemento dirompente». Oltre ai problemi di manutenzione, la superportaerei (che, ricordo, è costata circa 13 miliardi di dollari) sta riscontrando problemi idraulici nei quasi 650 bagni a bordo. Le complicazioni riguardano principalmente il sistema di raccolta, contenimento e trasferimento sotto vuoto (VCHT Vacuum Collection, Holding, and Transfer), che trasporta e smaltisce le acque reflue aspirando la materia fecale attraverso tubi sfruttando la pressione.

Gli esperti sanno quanto possa essere dannosa la manutenzione differita per le portaerei (o per qualsiasi nave da guerra della Marina degli Stati Uniti) il cui impiego viene prolungato. E non va ignorato l’impatto psicologico sull’equipaggio.

Il fatto è che la Marina ha 10 portaerei attive dopo che la “Nimitz” , la più vecchia della flotta, è in disarmo programmato. Ci sono limiti di programmazione e di supporto logistico al numero di portaerei che possono essere in mare contemporaneamente senza gravi interruzioni in futuro.

Per quanto riguarda il resto della flotta, altre tre portaerei sono in manutenzione, il che le terrà fuori servizio per lunghi periodi. Inoltre, la “USS George Washington” è schierata in Giappone, due portaerei si stanno preparando per il dispiegamento e due sono in modalità post-dispiegamento.

Oltre al “CSG”, il Pentagono sta inviando in Medio Oriente velivoli tattici dell’Aeronautica Militare, che si aggiungono ai velivoli già presenti sulla terraferma e in mare.

Ricordo che al gruppo della portaerei “Lincoln“, nella regione sono presenti almeno altre nove navi da guerra, tra cui 5 cacciatorpediniere lanciamissili classe “Arleigh Burke“. Secondo “TWZ”, sono presenti anche dei sottomarini, ma la loro presenza non è stata resa nota, e ci sono più di 30.000 soldati dislocati nelle basi in Medio Oriente.

 

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