A Tavola

Scarseggiano le munizioni
e l’Iran non si arrende

Gli USA hanno consumato grandi quantità di munizioni nei bombardamenti sull’Iran e debbono investire risorse per la produzione. La Cina sta studiando tecniche e tattiche statunitensi in questa guerra. La potenza di fuoco iraniana è stata ridotta del 70/80%. Le forze americane in campo si stanno logorando. Queste le principali considerazioni espresse dal generale in pensione, ex comandante del CENTCOM, United States Central Command, Joseph Leonard Votel, nel corso di una lunga intervista a The War Zone, il sito web specialista di armamenti.

Per quanto riguarda le munizioni, il generale ha dichiarato: «Non c’è dubbio che abbiamo speso molto, e questo ha messo a dura prova i depositi. Tutti i nostri partner arabi del Golfo e molti dei nostri partner in tutto il mondo utilizzano il sistema THAAD (Terminal High Altitude Area Defense) e i sistemi missilistici Patriot, quindi anche loro necessitano di rifornimenti e di scorte disponibili. Credo che da tempo abbiamo un problema nel garantire una disponibilità sufficiente di munizioni».

A proposito della insospettata reazione iraniana all’aggressione israelo-americana, il generale Votel ha citato una distruzione operata dai bombardamenti di circa il 70/80% dei lanciatori, dei siti di comando e controllo, dei siti di produzione, dei siti di stoccaggio, ed ha aggiunto: «La preoccupazione riguarda l’ultimo 15 o 20%. Il fatto è che manterranno una parte residua delle loro capacità, ed è proprio su questa parte che ci stiamo concentrando ora». In effetti, l’Iran non ha bisogno di lanciare grandi quantità di missili e droni. Basta che ne lanci qualcuno ogni giorno. «E questo – conclude il generale – manterrà alta la nostra attenzione e ci terrà occupati. Questa è la loro strategia».

Votel ha prestato servizio al Pentagono come direttore della Task Force congiunta dell’Esercito per la neutralizzazione degli IED (Improvised Explosive Device), è stato vice comandante generale dell’82ª divisione aviotrasportata, durante l’Operazione Enduring Freedom in Afghanistan, poi comandante generale del comando congiunto per le Operazioni Speciali a Fort Bragg e comandante generale del Comando delle Operazioni Speciali degli Stati Uniti alla base aerea di MacDill.

A proposito dei cinesi ha detto: «Beh, credo che stiano prestando molta attenzione a questo. Stanno imparando come reagiamo al fuoco di risposta. Stanno seguendo molto da vicino le nostre tattiche aeree e come collaboriamo con gli israeliani in questo ambito. Stanno esaminando gli obiettivi che stiamo prendendo di mira e cercando di comprendere lo schema di fuoco associato a tutto ciò».

Poi ha aggiunto: «Osserveranno con molta attenzione il modo in cui gestiamo lo Stretto di Hormuz. Abbiamo gli stretti laggiù, lo Stretto di Taiwan e tutti gli altri in Asia, e presteranno molta, molta attenzione a questo. Osserveranno i nostri livelli di prontezza operativa in tutto questo, la nostra capacità di mobilitare le forze e la rapidità con cui possiamo farlo. Quindi penso che stiano assimilando molto su come operiamo».

La Cina sta imparando molto, dunque. «Stanno anche osservando l’utilizzo dei droni. Probabilmente – suggerisce il generale – stanno cercando di capire come l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata efficacemente. E immagino che venga impiegata dagli Stati Uniti per analizzare un’enorme quantità di informazioni, selezionare obiettivi e svolgere altre funzioni. Credo che stiano anche prestando attenzione a come tutto ciò stia influenzando la nostra prontezza operativa in altri ambiti, francamente. Continuiamo a spostare risorse fuori dalla regione Asia-Pacifico, e certamente ne stanno prendendo atto».

Tutto questo “studio” sarà utile per la prossima annessione di Taiwan? Risposta: «So che hanno l’ambizione di prepararsi per un’eventuale operazione del genere entro il prossimo anno. So anche che il presidente Xi ha licenziato in massa i vertici militari. Quindi sta mettendo al loro posto nuove persone, e questo ha un impatto. Ha sicuramente un impatto sulla capacità di comandare e controllare un’operazione su larga scala per Taiwan».

Parlando delle navi impiegate (è in arrivo anche la USS Boxer). Votel è stato chiaro: «Penso che potrebbero esserci dei problemi di prontezza operativa per le nostre navi. Questo certamente mette a dura prova sistemi come THAAD e Patriot, e ripeto, ne abbiamo un numero limitato. Non sono in Corea, non sono altrove, non sono in Europa, sono qui. Quindi questo avrà un impatto, e queste organizzazioni dovranno essere riorganizzate a un certo punto».

La guerra logora. «Questo sta mettendo sempre più sotto pressione la nostra flotta aerea, i nostri aerei cisterna, i mezzi di trasporto C-17 e, naturalmente, l’usura di tutti i nostri caccia. Credo – dice il generale – che, per quanto riguarda la nostra prontezza operativa, tutti questi aspetti debbano essere presi in considerazione a un certo punto. E ciò avrà un impatto mentre cerchiamo di ricostruire la nostra prontezza e di rispondere ad altre emergenze in tutto il mondo».

 

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