Israele: non vendiamo
Iron Dome agli USA
Nonostante la stretta cooperazione militare tra Israele e gli Stati Uniti, il software di comando e controllo alla base di “Iron Dome” (un sistema mobile antimissili) è rimasto legalmente e tecnicamente protetto dal pieno accesso americano. Il governo israeliano continua a mantenere uno stretto controllo sul codice sorgente di “Iron Dome”, in quanto proprietà intellettuale sovrana direttamente legata alla «sicurezza nazionale». Sebbene Washington abbia fornito finanziamenti significativi e partecipi alla coproduzione, le autorità israeliane si sono costantemente rifiutate di trasferire all’esercito statunitense i codici chiave del sistema.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ordinato al suo rappresentante per la sicurezza dello Stato, Pete Hegseth, di presentare entro 60 giorni un progetto per un sistema “Iron Dome”. L’ordine esecutivo emesso dal presidente recita: «Entro 60 giorni dalla data del presente ordine, il segretario della Difesa dovrà presentare al presidente un’architettura di riferimento e un piano di attuazione per lo scudo di difesa missilistico di prossima generazione».
Secondo il documento, l’architettura comprenderà piani per contrastare i missili balistici, ipersonici e da crociera avanzati, accelerare il lancio di sensori spaziali per il tracciamento ipersonico e balistico e creare intercettori in grado di neutralizzare i missili durante la loro fase di spinta. La direttiva sottolinea che gli attacchi missilistici e aerei avanzati continuano a rappresentare la minaccia più catastrofica per gli Stati Uniti.
E’ ovvio che non ci sarà alcuna guerra “seria” finché il territorio americano sarà penetrabile dai missili ipersonici. Prima è necessario assicurare gli americani dagli attacchi e poi Washington potrà attaccare a piacimento. Al momento, il tanto decantato “Iron Dome” made in Israel non è stato in grado di fermare tutti i missili lanciati dall’Iran durante la cosiddetta “guerra dei 12 giorni” e perciò serviranno tanti soldi e parecchio tempo prima di completare uno scudo impenetrabile (https://www.pastaepatate.eu/a-tavola/liron-dome-europeo-e-made-in-israele/).
Non so dire fra quanto, ma è certo che, assicurata l’impunità, gli USA andranno all’attacco a cominciare dall’Iran.
Tornando all’”Iron Dome” di Tel Aviv, il ministero della Sicurezza israeliano ha bloccato l’approvazione dell’acquisizione pianificata da parte degli Stati Uniti di Amprest Systems, un’azienda il cui software di comando e controllo costituisce un componente fondamentale del sistema antiaereo specializzato “Iron Dome“, citando preoccupazioni circa il controllo non israeliano di tecnologia militare classificata. Secondo quanto riferito, i funzionari della sicurezza coinvolti nella revisione hanno sollevato obiezioni all’idea che un’entità non israeliana ottenga il controllo di Amprest, dato il ruolo centrale dell’azienda in “Iron Dome” e in altri programmi antiaerei israeliani che implicano capacità di comando e controllo classificate.
“Amprest” è stata fondata circa 25 anni fa da Natan Barak, un ufficiale della Marina israeliana in pensione. Nel 2012, l’azienda ha ricevuto il “Premio Israele per la Difesa” per il suo contributo ai sistemi antiaerei specializzati.



