La forza garantisce il diritto
Israele ne è una prova
Su youtube ho “girato” (come si diceva una volta nel cinema) un filmino nel quale provo a spiegare perché il diritto (qualunque diritto) non vale se non è garantito dalla forza. M’era venuto in mente l’esame di Diritto costituzionale che diedi mezzo secolo fa, perché una domanda del professore aveva innescato una polemica.
La domanda era: mi dica in sintesi i criteri che determinano l’esistenza di uno Stato.
Glieli dissi; sono tre: popolazione, territorio e governo.
Bene, disse lui, ma io aggiunsi: questi criteri non bastano. Il professore si agitò sulla sedia. Erano gli anni della contestazione, c’era stata Valle Giulia, l’atmosfera era ancora calda, perciò si limitò a farmi notare che non potevo mettere in discussione ciò che era stato statuito in secoli e bla bla bla.
Lo interruppi e sparai: la Cina ha un territorio immenso, una popolazione che supera il miliardo ed un governo, quello del presidente Mao. Perché i tre criteri alla Cina non bastano per entrare all’ONU? Ed aggiunsi le considerazioni che ancora oggi faccio: senza una forza cogente, nessuno rispetta le regole, i diritti, i patti e quant’altro.
La Cina fu ammessa alle Nazioni Unte nel 1971, un mese dopo la nascita del mio primo figlio. I rapporti di forza erano cambiati e gli USA non poterono più sostenere Formosa/Taiwan.
È difficile comprendere questo semplice assunto, cioè che la forza assicura il diritto, perché siamo avvolti dalla nube tossica dei “siamo tutti uguali”, “chi esercita la violenza ha sempre torto”, “la pace non si ottiene con le armi”, “il dialogo è la via giusta per risolvere i conflitti” e via ripetendo le sciocchezzuole ammannite dai mezzibusti in tv.
Da quando siamo bambini, scopriamo che vince chi è più forte o chi sa usare a proprio vantaggio la forza degli amici. Arriverà un giorno nel quale vigerà la pace universale e tutti si vorranno bene? Non lo so, ma è poco probabile perché occuperemo aree sempre più vaste dello spazio con annesse guerre. Del resto, come nasciamo se non facendo violenza a nostra madre? E che le donne scelgano il cesareo per non provare dolore, non vuol dire che il neonato crescerà con l’amore per la pace.
M’accorgo d’essermi infilato in una esposizione che va al di là della politica e perciò ritorno al mondo dei rapporti politici.
Israele non subirà mai le stesse punizioni inflitte alla Russia. Nessuno bloccherà i fondi nelle banche com’è stato fatto per i conti russi all’estero; nessuno vieterà la partecipazione ad una competizione sportiva agli atleti israeliani così come fatto per quelli russi; nessuno vieterà l’esecuzione di autori israeliani al pari dei russi. Il fatto è che Israele è più forte della Russia, per cui il Diritto per il quale si boicotta la Russia può essere violato da Israele senza alcun timore di ritorsioni.
A proposito di diritto, sottolineo che soltanto lo Stato può esercitare legittimamente la violenza e quindi suo appannaggio è l’uso della forza armata. Il celerino mi bastona e se gli sputo in faccia mi denunzia per aggressione e vilipendio. Lui può farmi nero io manco gli posso sputare. È ingiusto? No, è la legge. Che va rispettata e se non la rispetti ne subisci le conseguenze. Questo è più facile da comprendere, ma, fatte le opportune distinzioni, vale anche a livello internazionale. C’è qualcuno che può fermare Israele? No. Fino a quando gli Usa metteranno il veto ad ogni proposta di intervento concreto per fermare il genocidio a Gaza, non si potrà fare alcunché. Ci possiamo indignare vedendo filmati e foto di bambini straziati, possiamo stendere striscioni (ma, attenzione, qui incombe il reato di antisemitismo con annessi razzismo, istigazione alla violenza e reati vari; ce n’è sempre un paio in più grazie alla solerzia di certi magistrati).
Per ora, Israele si prende la Cisgiordania (che biblicamente a Tel Aviv chiamano Samaria e Giudea), occupa Gaza, deporta qualche milione di Palestinesi e manda un bell’avviso di garanzia in primis a Iran e Yemen. In Libano e in Siria continuerà le incursioni “anti-terrorismo”) e proclamerà al mondo che è tornata la pace.
Il tempo di rassettarsi e spartire il business della ricostruzione e un nuovo attentato “costringerà” il democratico esercito di Israele ad occupare qualche altro pezzo di terra.
Tocca rassegnarsi e soprattutto bisogna smetterla di strillare “morte ad Israele”: ogni scritta del genere sui muri è un argomento in più a favore di Tel Aviv e ne giustifica la violenza.



