Nel mondo si combatte
e la pace è un miraggio
Anni fa, a fronte di un’ennesima campagna pacifista (all’epoca la colomba della pace svolazzava con i soldi di Mosca), feci l’elenco di tutte le guerre e guerriglie scoppiate all’indomani della fine della seconda guerra mondiale. Cominciavo dalla guerra di Corea (1950) tra Stati Uniti e Cina (per interposta Corea del Nord) e finivo con la guerra del Vietnam, finita nel 1975, con il ritiro degli americani dall’Indocina. Era un lungo elenco che non riesco a ritrovare, ma a dimostrazione che il mondo parla di pace e fa le guerre – come fanno gli esseri umani che basta una riunione di condominio a far dimenticare ogni proposito di pace – ho cercato i conflitti che oggi si combattono nel mondo.
La guerra Russia-Ucraina e la sistematica aggressione di Israele in Palestina, in Cisgiordania, in Libano, in Siria, in Iran sono note e basta citarle. Ci sono guerre civili in Sudan, con migliaia di civili morti e migliaia di profughi; in Myanmar (la Birmania, per intenderci) combattuta non si sa da quanti gruppi armati; l’intensificazione dell’attività criminale e del conflitto tra la giunta militare e i gruppi armati accelerano il collasso dello Stato e aumentano gli sfollamenti civili, esacerbando ulteriormente le tensioni regionali.; in Siria e nello Yemen.
Secondo “Global conflict tracker” (sito che ho ampiamente saccheggiato), nella regione del Sahel (Burkina Faso, Mali, Niger), si registrano conflitti in escalation che coinvolgono gruppi jihadisti, forze governative e milizie; anche qui con migliaia di morti tra i civili e migliaia di profughi.
Conflitti interni si contano in Etiopia, nel Tigray e in Oromia, e nella Repubblica Democratica del Congo, con insurrezioni soprattutto nella parte orientale del Paese.
In Messico si combattono guerre per la droga. Scontri in Afghanistan e in Haiti. Scontri di confine tra India e Pakistan.
Le operazioni militari statunitensi hanno colpito il Venezuela (rapimento del presidente Maduro).
L’intensificazione della pressione militare, economica e politica da parte della Cina su Taiwan scatena una grave crisi tra le due sponde dello Stretto che coinvolge altri Paesi della regione e gli Stati Uniti. La ripresa dei test sulle armi nucleari nordcoreane aumenta le tensioni nella penisola coreana, innescando uno scontro armato che coinvolge altre potenze regionali e gli Stati Uniti.
“Global conflict tracker” elenca anche conflitti a impatto basso.
In Bangladesh aumenta la violenza politica e religiosa aggravata dal rinvio delle elezioni nazionali e dal peggioramento della crisi di governance. L’aumento della violenza criminale e della repressione politica in Ecuador aumenta le vittime civili e i disordini popolari Gli scontri armati tra l’esercito etiope e le milizie sostenute dall’Eritrea, aggravati dagli sforzi dell’Etiopia per ottenere l’accesso al porto del Mar Rosso, riaccendono la guerra nella regione di confine.
L’insurrezione nel nord del Mozambico si intensifica, causando numerose vittime civili e accelerando gli sfollamenti. Conflitto armato tra Afghanistan e Pakistan, innescato dai crescenti attacchi dei militanti transfrontalieri I disordini politici e il rafforzamento delle insurrezioni nel Camerun settentrionale e occidentale destabilizzano il governo centrale e portano a un conflitto civile più ampio.
L’aumento delle attività militari cinesi e russe nell’Artico innesca uno scontro armato che coinvolge gli Stati Uniti o altri alleati della NATO. Gli USA chiedono l’annessione della Groenlandia.
Le rinnovate ostilità sulle rivendicazioni territoriali irrisolte tra Armenia e Azerbaigian coinvolgono la Turchia e altre potenze regionali
I nuovi scontri al confine tra Cambogia e Thailandia peggiorano la crisi dei rifugiati e aumentano l’instabilità politica regionale. Le tensioni tra Cina e Giappone sulla sovranità delle isole Senkaku/Diaoyu, aggravate dalle controversie sullo status di Taiwan, portano a scontri armati nel Mar Cinese Orientale.
La crescente attività dei gruppi armati e la polarizzazione politica in Colombia stanno ostacolando il processo di pace in Colombia e portando a una rinascita della guerra civile. L’aumento della violenza etnica e dell’instabilità politica nei Balcani occidentali innesca uno scontro armato che richiede un intervento straniero.
La realtà, per quanto terribile, va guardata in faccia. Sfilare gridando “pace” è come insegnare a mangiare vegetariano in una regione popolata da cannibali.



