A Tavola

La “prontezza bellica” è l’obiettivo
degli USA e dei loro alleati

Con l’incentivazione negli USA di investimenti pubblici e privati, il DOD (United States Department of Defense) sta portando la base industriale allo stato di “prontezza bellica”, cioè alla capacità delle forze armate di rispondere rapidamente a crisi e conflitti. Negli ultimi due anni sono entrate nel mercato circa 10.000 nuove imprese e le aziende non tradizionali hanno ricevuto oltre 120 miliardi di dollari in obblighi contrattuali nell’anno fiscale 2025, incrementando la concorrenza e l’innovazione nel settore.

Il Dipartimento della Difesa (o della Guerra, come l’ha ribattezzato il presidente Trump) sta dando priorità all’ampiezza delle scorte aumentando la richiesta di munizioni a basso costo dal 49% del totale delle munizioni richieste nell’anno fiscale 2027 al 70% nell’anno fiscale 2031. Gli investimenti, concentrati soprattutto nella creazione di una catena di approvvigionamento sicura di terre rare (al di fuori del controllo cinese), negli ultimi sedici mesi sono cresciuti del 321% rispetto ai quattro anni precedenti.

I tempi necessari per la fornitura di diverse munizioni critiche (quasi esaurite dopo i bombardamenti sull’Iran) continuano a superare i tre anni e questo mostra che raggiungere uno stato di “prontezza bellica” è un obiettivo per il quale non basta semplicemente aumentare la spesa per gli armamenti.

Gli Stati Uniti hanno, ora più di prima, bisogno di disporre delle materie prime necessarie alle esigenze belliche e, perciò, di formare manodopera qualificata, sviluppare tecnologie innovative di riciclo, recupero e sostituzione.

Nel frattempo, cioè mentre gli Stati Uniti stanno spendendo energie e quattrini per preparare la propria base industriale alla guerra, gli alleati e i partner debbono muoversi in sintonia per espandere l’industria degli armamenti.

E questo è lo stato delle cose, per cui è intuitivo che la grancassa mediatica sui cosacchi a San Pietro, sulla bomba atomica iraniana, sulla minacciosa crescita militare cinese e via minacciando sia funzionale alla “prontezza bellica” statunitense.

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