A Tavola

La Russia non è isolata:
moltiplica le alleanze

A bocce ferme, cioè a sufficiente distanza di tempo e di polemiche, cerchiamo di capire quali siano stati i reali risultati dello SPIEF 2026. Alla ventinovesima edizione del St. Petersburg International Economic Forum, mentre i droni ucraini venivano abbattuti nei cieli di San Pietroburgo, erano intervenuti oltre 20 mila delegati provenienti da più di 130 Paesi che in gran parte contano oltre l’80% della popolazione mondiale.

«La vera sfida che emerge dal forum – ha scritto Gabriele Cicerchia per l’Eurispes –  non riguarda soltanto il commercio o gli equilibri energetici, ma il controllo delle infrastrutture finanziarie globali, delle tecnologie strategiche e delle regole che disciplineranno la futura globalizzazione».

Nato nel 1997 e spesso definito il Davos russo, il forum si è svolto in 4 giornate sotto il tema “Dialogo pragmatico: un percorso verso un futuro stabile” ed ha mostrato il consolidamento della proiezione internazionale della Russia verso Asia, Africa, Medio Oriente e America Latina.

Lo SPIEF 2026 si è concluso con la firma di 1.084 accordi commerciali, per un valore complessivo astronomico di oltre 6.480 miliardi di rubli (circa 70 miliardi di dollari). Uno dei contratti più rilevanti ha riguardato l’aviazione civile russa (United Aircraft Corporatione UAC): l’India ha formalizzato l’interesse per l’acquisto di un blocco tra i 100 e i 200 velivoli civili russi (i modelli Il-114-300 e SJ-100), firmando un pre-accordo con la società aerospaziale di Stato indiana (Hindustan Aeronautics Limited HAL) per la produzione su licenza.

Il Vietnam ha proposto una strategia in tre punti per l’integrazione economica globale, ponendosi ufficialmente come ponte logistico e commerciale tra la Federazione Russa e l’intera area ASEAN (Association of Southeast Asian Nations), in particolare promuovendo corridoi di scambio energetico a prezzi competitivi e cooperazione tecnologica.

Importante è stato anche il ritorno nel dibattito del progetto di collegamento nello Stretto di Bering. Mosca prova a trasformare un’ipotesi infrastrutturale in un simbolo di cooperazione selettiva con Washington, utilizzando lo SPIEF come palcoscenico per mostrare che, accanto allo scontro militare e finanziario con l’Occidente, esistono ancora corridoi laterali di dialogo economico e diplomatico.

«Nei numerosi panel dedicati ai BRICS, alle valute nazionali e ai sistemi di pagamento internazionali – riporta l’Eurispes – il tema della de-dollarizzazione è stato onnipresente. Ma la de-dollarizzazione non riguarda soltanto la scelta della valuta utilizzata negli scambi commerciali; essa rappresenta il tentativo di sottrarre una parte crescente del commercio internazionale all’influenza del sistema finanziario occidentale, riducendo l’impatto delle sanzioni e della giurisdizione statunitense».

L’obiettivo non è tanto sostituire il sistema economico esistente, quanto ridurne la centralità creando canali paralleli capaci di garantire autonomia strategica ai Paesi aderenti. Ricordo che il BRICS, inizialmente composto da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, si è poi ampliato per includere Egitto, Iran, Etiopia, Emirati Arabi Uniti, Indonesia e “aspiranti” quali Nigeria, Turchia, Vietnam, Algeria e Cuba. Insomma, è un blocco geoeconomico destinato a crescere e contare sempre di più.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio