A Tavola

Israele blocca 37 Ong
il Vaticano replica forte

«Caritas Gerusalemme continuerà le sue operazioni umanitarie e di sviluppo a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme, in conformità con il suo mandato»: ha assicurato il portavoce del Patriarcato latino di Gerusalemme, Farid Jubran. Secondo quanto indicato dal portavoce, Caritas Gerusalemme «non ha avviato alcuna procedura di nuova registrazione presso le autorità israeliane», mentre Caritas Internationalis «non attua né conduce alcun intervento diretto all’interno del Paese».

«Caritas Gerusalemme è un’organizzazione umanitaria e di sviluppo che opera sotto l’ombrello e la governance dell’Assemblea degli ordinari cattolici di Terra Santa»: ha precisato Jubran, sottolineando che in Israele Caritas Gerusalemme «è una persona giuridica ecclesiastica, il cui status e la cui missione sono stati riconosciuti dallo Stato di Israele attraverso l’Accordo fondamentale del 1993 e il successivo Accordo di personalità giuridica del 1997, firmato tra la Santa Sede e lo Stato di Israele».

Perché questa precisazione? Perché è stato necessario dire a Israele che Caritas Gerusalemme non obbedirà ai diktat di Tel Aviv? Perché Israele ha bloccato 37 Organizzazioni non governative spiegando: «Vogliamo evitare infiltrazioni di Hamas».

Le associazioni umanitarie che operano nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania sono finite sulla lista nera, per cui le loro licenze scadono oggi, 1 gennaio 2026, «perché – dice il ministero israeliano per gli Affari della diaspora – non hanno ottemperato ai rigorosi nuovi requisiti di registrazione presso il governo, come previsto da una risoluzione governativa del primo marzo di quest’anno». La risoluzione in oggetto impone a queste organizzazioni umanitarie di presentare una serie di documenti relativi alle loro attività, tra cui l’elenco di tutti i dipendenti stranieri e palestinesi.

Le associazioni colpite dal provvedimento – tra le quali figurano Ong come Medici Senza Frontiere, il Consiglio norvegese per i rifugiati, Azione Contro la Fame e Oxfam, ma anche associazioni come Caritas Internationalis, Caritas Gerusalemme e Fondazione AVSI – hanno già espresso dure critiche contro il mancato rinnovo delle licenze. «Impedire aiuti salvavita mentre la popolazione civile è colpita dalle fame, dalle malattie e dalle bombe nonostante il cosiddetto cessate il fuoco è una clamorosa violazione del diritto internazionale e un assalto all’umanità, una punizione collettiva su scala catastrofica»: ha dichiarato Erika Guevara Rosas, direttrice delle campagne e delle ricerche di Amnesty International.

Perfino l’Unione europea ha criticato il provvedimento. «La legge sulla registrazione delle Ong non può essere applicata nella sua forma attuale»: ha scritto su X Hadja Lahbib, commissaria europea per la Cooperazione internazionale, gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi. Ed ha aggiunto: «Tutti gli ostacoli all’accesso umanitario devono essere rimossi».

“Vatican News” ha dato spazio alla notizia anche per rimarcare, come ho riportato all’inizio, che le organizzazioni facenti capo alla Chiesa hanno uno status garantito da accordi firmati da Israele e Santa Sede. L’anno nuovo comincia con la solita prassi genocida israeliana per cui immagino che Tel Aviv produrrà “prove” per costringere all’obbedienza anche la Chiesa. Da quando s’è impiantato in Palestina, lo Stato di Israele non ha acquisito notorietà per il rispetto di accordi, patti e intese.

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