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L’ambasciatrice a Teheran
sotto i bombardamenti

Un comunicato dell'Ambasciata accenna alla chiusura, ma non alle bombe

Cosa sta facendo l’ambasciatrice Paola Amadei in questi giorni a Teheran? Si è riparata in un bunker per non restare vittima delle bombe israeliane? Ha chiuso i battenti ed è riparata in uno Stato non ancora aggredito da Tel Aviv? Quello che sappiamo ce lo dice un comunicato ufficiale dello scorso 15 giugno. Leggiamo:
«Si informa l’utenza che la Cancelleria consolare dell’Ambasciata d’Italia a Teheran resterà chiusa al pubblico fino a nuove indicazioni. Saranno garantiti unicamente i servizi essenziali, urgenti e non differibili in favore dei connazionali. Ogni altro appuntamento già fissato sarà riprogrammato non appena le condizioni lo consentiranno».
Diplomaticamente non cita l’aggressione israeliana in corso e si limita a dire «non appena le condizioni lo consentiranno
».
Ovviamente alla Farnesina stanno tranquilli perché Israele fa bombardamenti mirati e perciò lascerà intatta la sede della nostra Ambasciata. E se cadessero uno spezzone di missile o una bomba smarrita? Sappiamo che l’ambasciatrice e i funzionari sono protetti dal colonnello Nicola Salamandra, ma non sappiamo di quanti uomini e di quali attrezzature disponga.
Insomma, ci si affida – tanto per non cambiare – alla buona sorte.

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