A Tavola

Le ambasciate USA nel mondo
a caccia di terre rare da comprare

In tutto il mondo, la proprietà di giacimenti minerari strategicamente importanti sta cambiando di mano e le aziende cinesi stanno acquisendo una quota sempre maggiore delle risorse che soddisferanno la futura domanda di terre rare, litio, nichel, rame e altri minerali critici. Se la miniera è di proprietà della Cina, essa influenza in ultima analisi chi avrà accesso alla risorsa, a quali condizioni e a quale prezzo. A meno che gli Stati Uniti e i loro alleati non sviluppino un approccio più coordinato al monitoraggio, al finanziamento e alla protezione dei giacimenti minerari strategici, essi rischiano di perdere il controllo della prossima generazione di sfruttamento delle risorse ancor prima che inizi la produzione.

La società australiana Peak Rare Earths ha scoperto in Tanzania il giacimento di Ngualla, una delle più importanti risorse di terre rare (soprattutto Neodimio e Praseodimio), non ancora sfruttate al mondo. A maggio dello scorso anno, Shenghe Resources, tramite la controllata Ganzhou Chenguang Rare Earths New Material, ha concordato l’acquisizione di Peak Rare Earths. Se gli attuali accordi di proprietà e di acquisto rimarranno in vigore, la Cina è sulla buona strada per ricevere tutta la produzione di terre rare dalla Tanzania entro il 2029, conferendo a Pechino una notevole influenza su una delle più importanti fonti emergenti al mondo di elementi delle terre rare. Per inciso, annoto che può sempre accadere, come già per il Canale di Panama, che venga bocciato il contratto cinese per “vizio di forma”.

Nessun dubbio, invece, in Groenlandia, dove Washington ha “convinto” il governo di Nuuk a cedere il giacimento di terre rare di Tanbreez alla Critical Metals Corp., con sede a New York. Tanbreez è un deposito ricco di terre rare pesanti (circa il 27% del totale), essenziali per lo sviluppo di tecnologie avanzate usate nelle infrastrutture per le energie rinnovabili e nell’industria degli armamenti.

Nonostante la “vittoria” in Groenlandia, gli Stati Uniti non dispongono tuttora di un registro completo e aggiornato in tempo reale delle risorse minerarie critiche a livello mondiale. Succede, perciò, che una potenziale acquisizione giunga all’attenzione degli americani quando le trattative sono già in fase avanzata o prossime alla conclusione.

Secondo Gracelin Baskaran, direttrice del Critical Minerals Security Program al CSIS, «le ambasciate USA nel mondo dovrebbero monitorare i principali progetti di estrazione, lavorazione e raffinazione nei paesi ospitanti, con funzionari economici e commerciali incaricati di controllare i cambiamenti di proprietà, gli accordi di finanziamento e le attività di acquisizione». L’integrazione delle segnalazioni delle ambasciate in un registro centralizzato delle risorse migliorerebbe la capacità del governo statunitense di identificare in tempo chi compra cosa e intervenire per “soffiargli” l’affare.

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