Israele bandisce l’Australia
per il sì alla Palestina
Tel Aviv ha revocato i visti ai rappresentanti australiani presso l’Autorità Nazionale Palestinese. Perché? Lo spiega il ministro degli Esteri australiano Penny Wong: «Si tratta di una reazione ingiustificata, in seguito alla decisione dell’Australia di riconoscere la Palestina».
«In un momento in cui dialogo e diplomazia sono più che mai necessari – ha aggiunto Wong – il governo Netanyahu sta isolando Israele e minando gli sforzi internazionali verso la pace e una soluzione a due stati».
Il ministro delle Finanze Katy Gallagher ha definito la decisione deludente, soprattutto considerando il ruolo fondamentale che i rappresentanti australiani svolgono nel sostenere il coordinamento degli aiuti e nel comprendere gli sviluppi sul campo. La cancellazione dei visti compromette ovviamente gli sforzi dell’Australia nel sostenere gli aiuti umanitari e promuovere la pace nella regione.
Alla decisione australiana di riconoscere lo stato palestinese si è aggiunto il fatto che Canberra ha negato i visti a diverse controverse figure israeliane, tra cui Simcha Rothman e l’ex ministro Ayelet Shaked. A Rothman è stato impedito l’ingresso dopo aver rilasciato dichiarazioni infiammatorie sui palestinesi, tra cui un’intervista televisiva in cui si riferiva ai bambini palestinesi come «nemici» e giustificava il divieto di permettere loro di fuggire in Israele.
Gideon Sa’ar, ministro degli Esteri israeliano, ha confermato che le cancellazioni erano una risposta diretta al riconoscimento della Palestina da parte dell’Australia e al rifiuto di ammettere personalità israeliane.
Il portavoce finanziario dell’opposizione a Canberra, James Paterson, ha affermato che le ricadute diplomatiche hanno portato al peggior stato delle relazioni tra Australia e Israele fino ad oggi.



