A Tavola

Per Washington è inevitabile
la guerra contro la Cina

Il presidente USA Donald Trump e l’autoproclamato Segretario alla Guerra Pete Hegseth stanno spingendo per un bilancio del Pentagono da record: 1.600 miliardi di dollari per il prossimo anno. L’aumento di 600 miliardi di dollari è quasi il doppio del bilancio militare annuale totale del principale rivale degli Stati Uniti, la Cina. Come ha dimostrato il progetto “Costs of War” della Brown University , le guerre americane successive all’11 settembre si sono rivelate un disastro totale, con costi o oneri a lungo termine pari alla cifra sbalorditiva di 8 trilioni di dollari, oltre alla morte di centinaia di migliaia di civili e allo sfollamento di decine di milioni di persone. Nel frattempo, queste guerre hanno fallito miseramente nel raggiungimento dei loro obiettivi dichiarati, lasciando al potere in Iraq un regime che ha spianato la strada all’ascesa dell’ISIS e in Afghanistan un governo guidato dai talebani, una situazione di stallo dopo oltre 20 anni di guerra. Nonostante questo pessimo bilancio, Washington sta alimentando la demonizzazione della Cina.

Esagerare la minaccia rappresentata dalla Cina è una strategia di marketing infallibile per le aziende produttrici di armi, i burocrati del Pentagono, i lobbisti di K Street (la strada sede di gruppi di pressione e think tank, diventata sinonimo di lobbying politico) e le società di venture capital che traggono enormi profitti dai preparativi per una guerra con Pechino.

Come documentato dall’analista di bilancio militare Stephen Semler, oltre la metà del budget del Pentagono è destinata a società private, per qualsiasi cosa, dai bombardieri a lungo raggio e missili balistici intercontinentali ai caccia F-35, praticamente inutili nella guerra moderna, fino ai prodotti non collaudati e sopravvalutati dei magnati della tecnologia militare della Silicon Valley, come gli almeno 686 progetti di Intelligenza Artificiale attualmente finanziati dal Pentagono.

Nel frattempo, il ruolo di lunga data dell’arcipelago delle Hawaii come base militare galleggiante e come fondamento per la proiezione di potenza degli Stati Uniti nel Pacifico lo rende un obiettivo primario in qualsiasi conflitto tra Stati Uniti e Cina, sia in un attacco preventivo, sia in una rappresaglia contro l’intervento americano.

L’influenza globale della Cina si basa in gran parte non sulla forza militare ma sul potere economico: Pechino è il principale partner commerciale di 120 nazioni in tutto il mondo, tra cui Paesi chiave in Africa, Medio Oriente, Asia e America Latina, oltre a intrattenere un vivace scambio commerciale con l’Europa.

La guerra non è inevitabile, nonostante ciò che molti falchi anti-cinesi continuano a sostenere. A Washington è più che mai auspicabile un cambio della guardia.

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