Track AIPAC conta i soldi
dati ai politici filoisraeliani

Track AIPAC è una piattaforma che documenta e pubblica informazioni sull’American Israel Public Affairs (AIPAC) e sulla spesa politica filo-israeliana. «È un’iniziativa il più ampia possibile, e non a caso»: ha dichiarato Casey Kennedy, co-fondatore di TrackAIPAC, alla webzine The Intercept. Invece di limitarsi all’AIPAC, il gruppo monitora le spese di tutta la lobby filo-israeliana, perché, ha spiegato Kennedy, «vogliamo fornire un quadro quanto più completo possibile di chi finanzia la lobby e a quali scopi».
Il sostegno degli elettori statunitensi a Israele è crollato ai minimi storici a causa dell’appoggio della Casa Bianca al genocidio a Gaza.
Inizialmente, TrackAIPAC si basava sui dati della Commissione elettorale federale (FEC) compilati dall’organizzazione per la trasparenza OpenSecrets, che raggruppa anche la lobby filo-israeliana nel suo complesso. L’anno scorso, TrackAIPAC ha iniziato ad analizzare autonomamente i dati della FEC e ad aggiungere le spese individuali, cioè il denaro speso per gli spot elettorali, il che ha provocato un aumento dei totali di alcuni membri. Quest’anno, il gruppo ha iniziato a includere i “bundler” e i grandi donatori che hanno contribuito a gruppi di pressione filo-israeliani e che donano direttamente ai candidati, soprattutto perché AIPAC tende a rendere occulte alcune delle sue spese.
Un gruppo di pressione chiamato Citizens Against AIPAC Corruption è stato lanciato nel maggio 2024 e si è presto fuso con TrackAIPAC. La crescente influenza di TrackAIPAC ha innescato un dibattito sulla sua comunicazione e metodologia, parte di una discussione più ampia sui finanziamenti esterni alla politica, filtrati attraverso la lente di Israele.
Morriah Kaplan, direttrice esecutiva di IfNotNow, un gruppo di attivisti ebrei americani i quali si oppongono all’occupazione israeliana della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, ha definito le tattiche di AIPAC «estremamente antidemocratiche».
J Street, una lobby sionista che promuove la soluzione a due Stati, negli ultimi anni ha sostenuto l’interruzione di alcuni trasferimenti di armi a Israele e si è opposta alla violenza dei coloni israeliani contro i palestinesi in Cisgiordania. Tuttavia, J Street ha tardato a definire l’attacco israeliano a Gaza un genocidio; il suo presidente, Jeremy Ben-Ami, ha adottato il termine solo ad agosto scorso e si è opposta alle prime richieste di cessate il fuoco (https://www.pastaepatate.eu/a-tavola/una-lobby-ebraica-dice-a-gaza-e-genocidio/).
Un portavoce di TrackAIPAC ha dichiarato che i membri del gruppo «concordano pienamente» sul fatto che J Street e AIPAC abbiano differenze significative, ma continueranno a classificare J Street come parte della lobby filo-israeliana.
«J Street potrebbe avere dei disaccordi con l’AIPAC – ha detto Kennedy – ma entrambi lavorano a favore di un governo straniero all’interno del nostro governo» (https://www.pastaepatate.eu/bollente/cresce-elnet-la-lobby-israeliana-in-europa/).
TrackAIPAC ha dichiarato a The Intercept di aver utilizzato i dati della FEC (Commissione elettorale federale) per identificare i principali donatori che hanno contribuito a gruppi di pressione filo-israeliani (https://www.pastaepatate.eu/a-tavola/tiktok-non-e-piu-cinese-adesso-e-israeliana/).
Inutile dire che tutti i politici che hanno preso soldi dalle lobby filoisraeliane hanno perso gran parte del favore elettorale. Se l’attività di trasparenza proseguirà, alle elezioni di novembre molti candidati di Trump saranno sconfitti, nonostante i finanziamenti.



