A Tavola

Una giudice della CIG
invoca Dio a favore di Israele

La Commissione internazionale dei giuristi ha presentato una richiesta formale di indagine nei confronti dell’ugandese Jiulia Sebutinde, uno dei 17 giudici nel caso di genocidio contro Israele presentato dalla Corte Internazionale di Giustizia (CIG). Sebutinde, che è attualmente vicepresidente della CIG, ha assunto una posizione su Israele che è del tutto estranea al diritto.

La Commissione, che si batte per i diritti umani e lo stato di diritto in tutto il mondo, ha sostenuto che la giudice Sebutinde sia presa da una “fede” che mette in discussione l’integrità giudiziaria. Sebutinde, infatti, aveva affermato lo scorso 10 agosto nella chiesa di Watoto a Kampala, in Uganda: «Il Signore conta su di me perché io stia dalla parte di Israele».

La Commissione internazionale dei giuristi  ha inviato una lettera al presidente della Corte Internazionale di Giustizia Yuji Iwasawa chiedendo l’avvio di un’indagine, perché il Principio 2 dei Princìpi fondamentali delle Nazioni Unite sull’indipendenza della magistratura recita che «la magistratura deve decidere le questioni che le sono sottoposte in modo imparziale, sulla base dei fatti e in conformità con la legge, senza alcuna … influenza impropria … da nessuna parte e per nessuna ragione».

In questo caso, il Signore, oltre a dover rimanere fuori dalle questioni di diritto, è anche parte in causa dato che in suo nome Israele sta massacrando donne e bambini a Gaza; e non soltanto là.

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