Una lobby ebraica dice:
a Gaza è genocidio
Jeremy Ben-Ami, capo della lobby sionista liberale “J Street”, ha ufficialmente ammesso che i crimini di guerra di Israele nella Striscia di Gaza configurano un vero genocidio. In una newsletter inviata il giorno della festa di Tisha B’Av, Ben-Ami ha riflettuto sull’Olocausto e sulla storia della sua famiglia prima di illustrare le ragioni del suo cambio di rotta. A convincerlo sono state le azioni come la negazione di cibo e beni di prima necessità ai civili, gli spari contro chi cercava cibo e acqua, la distruzione delle infrastrutture di Gaza e lo sfollamento forzato della sua popolazione.
«Sono stato persuaso razionalmente da argomentazioni legali e accademiche – ha scritto Ben-Ami – che un giorno i tribunali internazionali scopriranno che Israele ha violato la convenzione internazionale sul genocidio». Per cui, non si opporrà più a chi utilizzerà il termine “genocidio” per descrivere la guerra di sterminio in corso, sebbene, ha aggiunto, che sia improbabile che lui stesso utilizzi il termine “genocidio”, non ne contesterà più l’uso, poiché non difenderebbe “l’indifendibile”.
“J Street” è un gruppo sionista con sede negli Stati Uniti, che si autodefinisce come «la casa politica degli americani pro-Israele e pro-pace che vogliono che Israele sia sicuro, democratico e la patria nazionale del popolo ebraico».
Non ha la potenza dell’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) che alla fondazione nel 1953 si chiamava “American Zionist Committee for Public Affairs” ed è la lobby ebraico-americana più potente al mondo, ma “J Street” è un gruppo di pressione molto ascoltato negli ambienti liberal.



