A Tavola

Anche i sionisti americani
condannano Israele

Il potente gruppo di pressione sionista liberale J Street si è allineato, almeno in parte, a coloro che chiedono di porre fine al «sostegno incondizionato di Israele da parte degli Stati Uniti». Lo scrive la webzine The Interceptor specificando che J Street esorta i legislatori a far sì che il governo israeliano paghi le armi statunitensi con fondi propri. La lobby sionista ha riconosciuto che la sua nuova posizione è in parte volta a contrastare la crescente antipatia verso Israele tra gli americani e chiede, perciò, la cessazione dello stanziamento di 3,3 miliardi di dollari dal Dipartimento di Stato a Israele per l’acquisto di armi statunitensi, nonché di 500 milioni di dollari destinati al Dipartimento della Difesa per i sistemi antimissile.

Un sondaggio del Pew Research Center ha mostrato che un numero record di adulti americani, pari al 60%, ha un’opinione sfavorevole di Israele, inclusi l’80% di tutti i democratici di età pari o superiore a 18 anni e più della metà di tutti i repubblicani più giovani.  L’idea di destinare fondi pubblici ai responsabili del genocidio di Gaza ha perso popolarità, con i sondaggi che mostrano costantemente una maggioranza di americani contrari all’invio di armi a Israele. Mentre gli americani faticano ad affrontare le spese militari a causa della guerra che insieme con Israele hanno scatenato contro l’Iran, lo scetticismo sugli aiuti militari a Israele non ha fatto che aumentare.

Per gli attivisti antisionisti, l’obiettivo è da tempo un embargo totale sulle armi. Questo non solo porrebbe fine alla spesa pubblica statunitense a sostegno dell’esercito israeliano, ma bloccherebbe anche la vendita commerciale di armi da parte di aziende statunitensi al governo israeliano. I sostenitori dell’embargo considerano questo il mezzo più efficace per fermare il genocidio dei palestinesi a Gaza e le violazioni dei diritti umani in Cisgiordania, Libano e Iran.

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