I giornali perdono credito
e i non-giornalisti informano

Secondo i dati Audicom-Audipress relativi al 2025, i quotidiani italiani hanno perso il 3,7% di lettori in un solo anno, scendendo sotto la soglia dei 10,9 milioni. Il trend dura da oltre vent’anni perché nel 2000 i quotidiani italiani vendevano circa 6 milioni di copie al giorno, oggi siamo intorno agli 800.000 esemplari complessivi, l’85% in meno. A fronte di questo calo della vendita del cartaceo c’è però una proliferazione delle testate online. Molte di queste testate sono iperlocali e hanno occupato lo spazio lasciato vuoto dalle redazioni periferiche dei grandi gruppi editoriali, progressivamente chiuse o ridotte a scheletri per contenere i costi. Il network CityNews, che aggrega 61 testate locali digitali come RomaToday, MilanoToday, BariToday, ha raggiunto a marzo 2025 oltre 31 milioni di visitatori unici mensili, superando persino RaiNews nell’audience aggregata.
«L’elemento di vera novità – spiega Eurispes – è il modo in cui i grandi quotidiani nazionali utilizzano queste testate locali e non tanto la loro nascita. Si è creato un circuito di dipendenza invertita e cioè le redazioni storiche, Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, che un tempo alimentavano le corrispondenze locali e le segnalazioni di periferia attraverso giornalisti distaccati sul territorio, oggi prendono le notizie sistematicamente da blog, siti di quartiere, account Instagram, gruppi Facebook e testate iperlocali per intercettare notizie che altrimenti le loro redazioni nazionali faticherebbero a reperire».
C’è il problema che la verifica della notizia, viene affidata ad altri o ridotta oppure semplificata. Non c’è il tempo materiale per verifiche che richiedono tempo. La fonte primaria della notizia, in questo modello di nuovo giornalismo, è un cittadino, un non giornalista diventa reporter di fronte all’evento. Il cosiddetto User-Generated Content (UGC), materiale prodotto da non professionisti, viene poi rilanciato su piattaforme di portata nazionale.
L’Ordine Nazionale dei Giornalisti stima che vi siano in Italia circa 180.000 giornalisti iscritti all’Albo, ma che solo una minoranza eserciti la professione con un rapporto di lavoro stabile e retribuito adeguatamente. Una parte significativa del lavoro giornalistico viene svolta da pubblicisti, collaboratori, praticanti e figure ibride che non godono delle tutele contrattuali né dell’assicurazione previdenziale prevista dall’INPGI per i professionisti. Il tema vero non è solo quello contrattuale ma anche di responsabilità sociale delle testate. Scrive l’Eurispes: «Chi non è tutelato professionalmente è anche vulnerabile alle pressioni editoriali, agli interessi degli inserzionisti locali, alla dipendenza da fonti che possono ritirare il proprio consenso come la politica locale. Il giornalismo investigativo è per definizione incompatibile con il modello delle micro-testate finanziate dalla pubblicità locale o addirittura condizionato da interessi illeciti».
Il Reuters Institute for the Study of Journalism di Oxford nel suo Digital News Report 2025 ha rilevato che l’Italia presenta uno dei tassi più bassi di fiducia nei media tra i paesi europei analizzati: contro una media europea del 40%, si dichiara fiducioso nelle notizie in generale circa il 34% degli italiani.
Mi fermo qui, ma è un tema che merita di essere ulteriormente sviluppato.



