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La campagna aerea dell’Iran:
droni contro gli israelo-americani

La risposta iraniana ai bombardamenti israelo-americani ha dimostrato che i droni non sono più sistemi ausiliari, ma strumenti centrali delle moderne campagne aeree. «La loro capacità di mantenere la pressione a costi relativamente bassi – dice Kateryna Bondar, ricercatrice al Wadhwani AI Centerconsente di imporre una pressione economica, psicologica e operativa, preservando al contempo i missili più sofisticati per obiettivi selezionati. L’efficacia di tali campagne dipende non soltanto dai droni, ma anche dal più ampio ecosistema che ne permette l’impiego su larga scala, inclusi la capacità produttiva, la dottrina e l’integrazione con altri sistemi d’attacco».

Per gli Stati Uniti, adattarsi a questo contesto richiede ben più che l’acquisizione di nuovo hardware. Richiede l’integrazione di droni e capacità anti-UAS (Unmanned Aircraft System – sistema aereo senza equipaggio) nella dottrina, nell’addestramento, negli appalti e nella pianificazione operativa. Costruire una difesa efficace contro la guerra di massa con i droni richiederà lo sviluppo coordinato di droni intercettori, reti di sensori, software di gestione del campo di battaglia, sistemi di comunicazione resilienti e operatori addestrati in grado di operare in scenari di battaglia sempre più dominati dall’intelligenza artificiale.

Contrastare gli attacchi di massa dei droni, suggerisce la ricercatrice del CSIS, non può basarsi principalmente sui tradizionali missili di difesa aerea. I droni intercettori sono diventati in Ucraina un elemento centrale della difesa aerea perché sono sufficientemente economici da poter essere impiegati su larga scala, consentono di preservare i droni intercettori di fascia alta per i missili da crociera e balistici e possono essere prodotti in grandi quantità. Funzionari ucraini hanno dichiarato che il Paese ne ha prodotti oltre 100.000 nel 2025 e che il tasso di successo in combattimento di queste piattaforme supera il 60%. Il ministero della Difesa ucraino ha inoltre segnalato consegne di circa 950 intercettori anti-Shahed al giorno nel dicembre 2025.

A differenza degli intercettori tradizionali, come il missile Patriot, che costa circa 4 milioni di dollari a colpo, i droni intercettori utilizzati in Ucraina costano in genere dai 2.000 ai 4.000 dollari, consentendo di neutralizzare le minacce a una frazione del costo.

Kateryna Bondar ha rilevato che «nonostante i danni subiti da alcune parti della sua struttura di comando e controllo, Teheran è riuscita rapidamente a generare attacchi prolungati utilizzando un’architettura a più livelli che combina droni, missili balistici e missili da crociera contro installazioni militari, infrastrutture energetiche e centri economici».

L’Iran, dunque, utilizza i droni non soltanto come strumenti di attacco, ma anche come mezzo di gestione della campagna militare. Il volume e la frequenza dei lanci di droni suggeriscono un sistema ottimizzato per un impiego ripetuto nell’arco di più giorni e in diversi teatri operativi. I dati indicano un modello di guerra in cui i droni non sono un complemento ai missili, bensì la spina dorsale dell’architettura di pressione, soprattutto contro Stati in cui la perturbazione economica, l’esaurimento delle difese aeree e l’allarme pubblico possono produrre effetti strategici anche senza una catastrofica distruzione fisica.

Impiegando droni d’attacco a lungo raggio, con l’impiego confermato di diverse varianti della famiglia Shahed, la campagna dell’Iran rafforza una logica di imposizione dei costi, che prevede la saturazione delle difese regionali con massicci attacchi unidirezionali, accettando al contempo un elevato tasso di perdite per costringere all’impiego di intercettori e imporre interruzioni episodiche.

L’Intelligenza Artificiale, inoltre, consente ai droni di operare efficacemente in ambienti complessi e ostili. L’IA a bordo permette ai droni intercettori di riconoscere i bersagli, filtrare i dati dei sensori e navigare nonostante le interferenze o i segnali di navigazione degradati. Consente inoltre un comportamento di sciame coordinato, permettendo a più droni di condividere dati di puntamento, distribuire compiti e ingaggiare simultaneamente un gran numero di minacce in arrivo.

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