Damasco: il Golan è siriano
Tel Aviv: è nostro per l’eternità
Il ministero degli Esteri siriano ha affermato che l’impegno di Damasco in qualsiasi «colloquio relativo a questioni tecniche che potrebbero incidere sulla sicurezza della Siria e della regione» non implica «l’abbandono del fermo diritto della Siria sul Golan occupato».
In una dichiarazione ufficiale, leggiamo: «Il Golan rimarrà territorio siriano e non vi è alcuna legittimità per l’occupazione israeliana in quella zona».
La Siria ha espresso profonda gratitudine ai Paesi che hanno votato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a favore della «fine dell’occupazione israeliana del Golan siriano occupato». Ha descritto il sostegno internazionale come un riflesso dell’impegno globale nei confronti della «legittimità internazionale e delle sue risoluzioni, che affermano il diritto del popolo siriano alla propria terra occupata».
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva indicato ieri (martedì 2/12/25) che qualsiasi potenziale negoziato con la Siria sarebbe dipeso dall’accettazione da parte di Damasco di una una zona demilitarizzata dalla capitale siriana fino alle pendici meridionali di Jabal al-Sheikh, il monte sacro, per diversi motivi, a maroniti, ortodossi, cattolici, evangelici, sunniti e drusi. In più occasioni, Netanyahu ha ribadito che «le alture del Golan faranno parte dello Stato di Israele per l’eternità».
Jabal al-Sheikh è il monte più alto nelle alture del Golan occupato da Israele. Nonostante i problemi di sicurezza, pellegrinaggi e rituali si svolgono sulle pendici occidentali del monte in Libano (dove l’occupazione israeliana si limita al momento a poche aree del Sud, ma a Beirut i droni di ricognizione israeliana sono quotidiani).



