La lunga marcia dello yuan
verso la parità con il dollaro

I prestiti esteri delle banche cinesi sono triplicati negli ultimi quattro anni, raggiungendo i 2,52 trilioni di yuan (circa 357 miliardi di dollari). Questa cifra si sta ora avvicinando all’importo totale dei prestiti in dollari statunitensi erogati da queste banche all’estero, che ammonta a 375 miliardi di dollari. Una precisazione sulla moneta: la valuta ufficiale di Pechino è il renminbi (RMB), che significa “moneta del popolo“. La sua unità base è lo yuan (CNY), che significa “moneta rotonda” Il taglio più grande del renminbi è la banconota da 100 yuan. Il più piccolo taglio è la moneta o la banconota da 1 fen (un centesimo di yuan). Di solito si usa il nome yuan e non renminbi per comodità, per cui lo faccio anch’io. E torno alla notizia.
Governi e società straniere hanno raccolto quasi 170 miliardi di yuan vendendo obbligazioni nella Cina continentale durante i primi undici mesi di quest’anno, mentre la cifra record di 802 miliardi di yuan è stata raccolta tramite vendite di obbligazioni nei mercati offshore dello yuan, come Hong Kong.
La spiegazione sta nel fatto che prendere in prestito in yuan è più economico che prendere in prestito in dollari, ma lo yuan rappresenta ancora soltanto l’8,5% del turnover valutario globale, mentre il dollaro ne rappresenta l’89%. I debiti internazionali in yuan rappresentano solamente lo 0,2% del mercato del debito interno cinese e rimangono esigui rispetto ai trilioni di dollari e euro presi in prestito a livello globale.
«La Cina – ha detto all’agenzia Reuters Chi Lo (BNP Paribas Asset Management) – sta progettando un processo di cambiamento dei sistemi valutari, non attraverso scontri con il dollaro, ma attraverso migliaia di decisioni in materia di appalti e pagamenti. L’obiettivo di questa politica è garantire che il sistema dominato dal dollaro non possa essere utilizzato contro la Cina; si tratta di una mossa difensiva».
Attualmente, le obbligazioni triennali emesse da investitori stranieri sul mercato cinese hanno tassi di interesse compresi tra l’1,7% e il 2,7%, rispetto al 3,5% dei titoli del Tesoro statunitensi equivalenti. Il divario dipende dal fatto che, mentre gli Stati Uniti hanno aumentato i tassi di interesse per contrastare l’inflazione, la Cina li ha abbassati per frenare la deflazione.
Paesi come Indonesia, Kazakistan, Kenya, Etiopia… prendono in prestito yuan per costruire strade, ferrovie o porti rivolgendosi a imprese cinesi che si aspettano il pagamento in yuan. E’ cominciata la lunga marcia del renminbi-yuan verso la parità con il dollaro. Al momento, 100 yuan si comprano con poco più di 14 dollari.



