Le scelte dell’Ucraina
per fermare le diserzioni
Secondo la magistratura ucraina a ottobre scorso, circa 235.000 militari risultavano assenti senza permesso e quasi 54.000 potevano essere considerati disertori. Tra settembre 2024 e settembre 2025 sono stati registrati circa 176.000 casi di assenza ingiustificata e 25.000 diserzioni.
«Il numero dei nostri disertori, militari assenti senza permesso, è troppo alto»: ha dichiarato ad Al Jazeera il Tenente Generale Ihor Romanenko, ex vice capo di Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine. «Pensano – ha spiegato – che, dal punto di vista legale, sia più agevole stare in prigione che in prima linea».
Romanenko si batte da tempo per l’introduzione di leggi più severe in tempo di guerra e di pene più severe per i disertori e i funzionari corrotti, che secondo lui dovrebbero essere mandati al fronte invece che in prigione.
La differenza giuridica tra diserzione e assenza ingiustificata, ha precisato, è «l’intenzione di lasciare definitivamente il servizio».
Un militare può essere accusato di diserzione entro 24 ore dal congedo dalla sua unità militare e, secondo le norme di guerra, può essere condannato a una pena detentiva compresa tra i cinque e i dodici anni, mentre la diserzione è punibile fino a dieci anni di carcere. La crisi delle diserzioni aggrava la carenza di militari, in concomitanza con la graduale e logorante perdita del territorio ucraino a favore della Russia: a novembre, le forze russe occupavano circa 500 chilometri quadrati, per lo più nell’Ucraina orientale.
Dal novembre 2024, il governo del presidente Volodymyr Oleksandrovyč Zelens’kyj ha annunciato un’amnistia per i disertori promettendo che avrebbero potuto tornare alle loro unità senza subire alcuna punizione e circa 30.000 lo hanno fatto; ma alla polizia militare manca personale e i tribunali sono sommersi da migliaia di casi.
L’incubo di un disertore sono le ”pattuglie di leva” composte da militari e poliziotti che setacciano i luoghi pubblici chiedendo agli uomini in età da combattimento di mostrare documenti d’identità e i “biglietti da soldato“, cioè documenti con codici a barre che indicano il loro stato di leva.
Nessuno ha idea di quanti danni possano causare le diserzioni; ci viene spontaneo ricordare i casini scoppiati negli USA con il rifiuto dei giovani di andare a combattere in VietNam (casini che si sono estesi in Europa innescando la bomba del Sessantotto).
Intanto, credo sia necessaria una breve nota sulla guerra.
L’escalation del conflitto russo-ucraino in corso dal febbraio del 2014 è cominciata il 24 febbraio 2022 con le Forze Armate della Federazione Russa che hanno dato il via all’Operazione militare speciale. La precisazione è d’obbligo per ricordare che la guerra ebbe inizio con un referendum dei cittadini della Crimea (voto giudicato valido dalle Nazioni Unite) per l’annessione alla Federazione e conseguente invio di militari russi.
Nell’aprile successivo, il Donbass (nell’Ucraina sudorientale) si ribellava e il mese dopo con un referendum le regioni di Doneck e Lugansk rivendicarono l’indipendenza da Kiev. Il governo ucraino reagì aprendo il conflitto militare con le popolazioni secessioniste.
La guerra durava, dunque, da 8 anni allorché la Russia riconobbe le repubbliche popolari del Donbass e diede inizio alla loro liberazione, con una O provedenii special’noj voennoj operacii (Operazione militare speciale) annunciata in un discorso tv dal presidente russo Vladimir Vladimirovič Putin.
A rigor di terminologia militare, l’etichetta posta dai russi è appiccicata a forza. La verità è che si tratta di una guerra vera e propria. Non va dimenticato, comunque, che il vocabolario, le immagini e le fandonie sono armi spesso più letali dei missili.



