Co-housing: la ricetta
per gli anziani soli

Il 10% di tutte le famiglie italiane è composto da anziani over 75 che vivono da soli. Gli ultimi dati statistici, riportati da Eurispes, riguardano il 2025: quasi il 40% degli ultrasettantacinquenni abita in solitudine, in prevalenza donne. Tra gli over 75 dichiara di sentirsi solo “sempre o quasi sempre” il 38,5%, quota che sfiora il 47% tra chi vive da solo, mentre, secondo l’Istituto superiore di sanità, un anziano su sette non ha contatti con nessuno nell’arco di una settimana e il 73% non frequenta alcun luogo di aggregazione.
In Europa si è diffuso il co-housing. L’idea è semplice: abitare vicini, ciascuno con la sua indipendenza, ma condividendo alcuni spazi e un progetto di vita in comune; non più, quindi, la persona che entra in una struttura, ma la costruzione di una comunità intorno alle persone.
Applicato alla terza età, il modello si declina in due varianti principali: il senior co-housing, riservato a persone anziane che scelgono di invecchiare tra pari, e il co-housing intergenerazionale, dove anziani e giovani – spesso studenti – convivono scambiandosi tempo, aiuto e compagnia.
In Danimarca le comunità di coabitazione – incluse quelle senior – sono parte riconosciuta dell’edilizia cooperativa e sociale, mentre nei Paesi Bassi l’esperienza più celebre è quella della residenza Humanitas di Deventer, dove alcuni studenti universitari alloggiano gratuitamente in cambio di almeno trenta ore al mese trascorse con gli anziani co-residenti.
La Francia, con la legge ELAN del 2018, ha delineato un quadro giuridico dedicato al cosiddetto habitat inclusif, cioè alloggi privati con spazi comuni destinati ad anziani e persone con disabilità che condividono un progetto di vita sociale. La normativa prevede specifici finanziamenti per progetti di questo tipo e introduce una figura professionale fondamentale: l’animatore della vita in comune, che ha il compito di organizzare attività e creare legami sociali. Il successo dell’iniziativa è testimoniato dal proliferare dei progetti, passati da 658 nel 2021 a 2.280 nel 2024, coinvolgendo 96 dipartimenti.
Su quasi tre milioni di anziani soli, le esperienze italiane di abitare condiviso restano nell’ordine di poche decine, nonostante l’enorme potenziale offerto dall’83,6% di famiglie composte esclusivamente da anziani che vivono in una casa di proprietà, spesso troppo grande e troppo vuota. Tutto questo patrimonio immobiliare, se accompagnato da strumenti giuridici e fiscali adeguati, potrebbe diventare terreno fertile per migliaia di coabitazioni.



