Bollito

La lotta al lavoro forzato
fa bene al PIL

L’”Organizzazione Internazionale del Lavoro” (“ILO” – “International Labour Organization“) stima che porre fine al lavoro forzato genererebbe un incremento di 611 miliardi di dollari nel PIL (Prodotto Interno Lordo) globale, oltre a 114 miliardi in entrate fiscali aggiuntive. Secondo l’Istituto di studi politici e socialiEurispes” affrontare la contraffazione richiede uno sguardo che vada oltre la violazione della proprietà intellettuale per confrontarsi con forme moderne di schiavitù attraverso strategie operative capaci di rafforzare la governance del lavoro non solo intensificando le ispezioni, ma puntando sulla formazione degli ispettori al riconoscimento degli indicatori di produzione contraffatta, sulla creazione di canali di comunicazione strutturati con le autorità doganali e di contrasto e sullo sviluppo di capacità investigative.

L’”Uyghur Forced Labor Prevention Act” (“UFLPA”) statunitense ha creato una presunzione per cui merci provenienti dalla regione autonoma dello Xinjiang o prodotte da entità incluse nella “UFLPA Entity List” sono considerate realizzate con lavoro forzato e quindi vietate all’importazione, salvo che l’importatore non dimostri il contrario con evidenze chiare e convincenti.

L’Unione Europea, attraverso il Regolamento sul Lavoro Forzato (sarà operativo dal dicembre 2027) ha assunto un approccio orizzontale che copre tutti i prodotti indipendentemente dalla loro origine, compresi quelli prodotti internamente all’UE e quelli esportati. A differenza della legislazione statunitense che si concentra su una regione specifica, il regolamento europeo mira a vietare dal mercato dell’Unione qualsiasi prodotto realizzato con lavoro forzato ovunque nel mondo.

Pur rappresentando un passo avanti verso il contrasto allo sfruttamento del lavoro, questi strumenti normativi presentano alcune limitazioni intrinseche. Non mirano direttamente alle reti criminali.  Le economie che prosperano nelle zone grigie della legalità continueranno a riprodursi finché la vulnerabilità umana potrà essere trasformata in profitto e finché la frammentazione istituzionale impedirà un coordinamento effettivo tra autorità. Non va dimenticato che i Paesi fonti di merci contraffatte presentano anche livelli più elevati di lavoro minorile, in particolare nelle sue forme più pericolose, quelle che espongono bambini e adolescenti a rischi concreti per la salute e la sicurezza.

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