Turchia e Cina condannano
l’uso della forza contro l’Iran
Mentre i nostri esperti commentatori e mezzibusti tv fanno a gara a chi la spara più grossa sulla “rivoluzione” in Iran, sulle migliaia di morti (ma chi li ha contati?) e sul prossimo intervento risolutore derl Moloch americano, la situazione a livello internazionale è meno incendiaria.
Oggi (15/01/26) il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha affermato che Ankara si oppone fermamente a qualsiasi intervento militare contro l’Iran. La Turchia, ha detto, intensificherà le iniziative diplomatiche nei confronti di Teheran, esprimendo la speranza che Iran e USA possano raggiungere una risoluzione alle loro annose divergenze attraverso il dialogo. Ha poi avvertito che un’escalation militare contro l’Iran avrebbe conseguenze di vasta portata sulla stabilità regionale, ribadendo la posizione costante di Ankara contro l’uso della forza e a favore di soluzioni politiche e diplomatiche.
Come esempio di strategia compositiva, per dire così, il ministro ha sottolineato che la decisione degli Emirati Arabi Uniti di porre fine alla propria presenza in Yemen e di interrompere il sostegno alle entità alleate presenti ha «contribuito in modo significativo alla risoluzione della crisi» nel Paese. La continuazione della crisi yemenita, ha ribadito, non è uno scenario che la Turchia desidera vedere; gli sviluppi in Yemen, ha aggiunto Fidan, hanno portato a una frattura nelle relazioni tra Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, riflettendo disaccordi più profondi sulla gestione del conflitto.
Nelle ore passate, pare che gli 007 del MIT (Millî İstihbarat Teşkilâtı, cioè l’Organizzazione di Informazione Nazionale) avessero allertato il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) dell’Iran sui tentativi di attraversamento del confine. Un funzionario iraniano ha affermato che l’IRGC ha affrontato i militanti curdi, accusandoli di voler fomentare disordini e trarre vantaggio dal movimento di protesta.
Anche il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha ribadito la ferma opposizione della Cina all’uso della forza nelle relazioni internazionali, chiedendo il rispetto del diritto internazionale e dei princìpi della Carta delle Nazioni Unite.
«La Cina – ha affermato Wang Yi durante una telefonata con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi – sostiene costantemente il rispetto degli scopi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, si oppone all’uso o alla minaccia dell’uso della forza nelle relazioni internazionali, nonché all’imposizione della propria volontà su altri Paesi e al ritorno del mondo alla legge della giungla».
Ed ha aggiunto: «La Cina ritiene che il governo e il popolo iraniano si uniranno, supereranno le difficoltà, manterranno la stabilità dello Stato e proteggeranno i loro legittimi diritti e interessi».



