A Tavola

Petrolio. Le dichiarazioni di Trump
smentite dalle conquiste degli Houthi

«La nazione iraniana, ormai in declino, vuole raggiungere un accordo, in fretta e con urgenza». Chi lo dice? L’ha ha scritto il presidente Trump su Truth Social, aggiungendo che la Casa Bianca è «aperta» all’idea. E’ davvero così? Pare proprio di no, visto che gli Stati del Golfo hanno rinviato i negoziati programmati con Teheran lo stesso giorno delle dichiarazioni del presidente USA.

Leggo sulla rivista Foreign Policy un articolo di Alexandra Sharp che spiega: «Lunedì la Casa Bianca ha cercato di minimizzare le preoccupazioni internazionali sul fatto che la recente ondata di combattimenti abbia aggravato la crisi energetica globale. “Il petrolio scorre attraverso lo Stretto di Hormuz”, ha scritto Trump su Truth Social, mentre in un altro post ha assicurato che “il petrolio crollerà non appena il conflitto militare con l’Iran sarà finito”. Trump ha anche suggerito questo fine settimana che gli Stati Uniti potrebbero ” rimanere e tenersi il petrolio ” in Iran nell’ambito di un accordo simile a quello stipulato con il Venezuela dopo l’operazione militare di Washington all’inizio di quest’anno».

La reazione dei mercati non è stata positiva mentre gli Stati del Golfo rimangono divisi su come stabilizzare le rotte marittime della regione.

Il fatto è che, negli ultimi giorni, i combattenti yemeniti di Ansar Allah (più noti come Houthi) hanno conquistato la città portuale di Mokha, l’isola di Perim, l’isola di Zuqar e la città costiera di Dhubab, consolidando il controllo sullo Stretto di Bab el-Mandeb, che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e che ha rappresentato, fino a ieri, un’alternativa vitale allo Stretto di Hormuz.

Gli Houthi hanno lanciato lunedì decine di missili e droni contro una base aerea militare nella città saudita di Khamis Mushait; Riyad ha diramato allarmi di emergenza e i prezzi del petrolio sono aumentati di conseguenza.

Fra l’altro, gli attacchi all’oleodotto Est-Ovest che, secondo le autorità saudite sarebbero stati condotti da milizie irachene filoiraniane, hanno costretto i sauditi a chiudere quell’arteria di 1.200 chilometri, vitale per far arrivare il petrolio sul mercato senza dover attraversare lo Stretto di Hormuz.

I mercati aspettano di vedere quando (e se) sarà riattivato quell’oleodotto. Se rimarrà chiuso, le esportazioni saudite dovranno diminuire fino al punto da costringere Riyad a tagliare la produzione di petrolio con conseguenze disastrose sul mercato energetico globale.

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