Bollente

I Paesi dell’Asia-Pacifico
aumentano la spesa per le armi

Il contesto di sicurezza dell’Asia-Pacifico è sempre più influenzato dalla competizione strategica e dall’instabilità regionale. A causa delle limitazioni della base industriale statunitense, gli Stati dell’Asia-Pacifico stanno cercando metodi alternativi per raggiungere i propri obiettivi di acquisizione nel settore degli armamenti. La crescente domanda di equipaggiamento militare statunitense, unita alla diminuzione delle scorte di munizioni negli Stati Uniti e ai ritardi nella produzione derivanti dai conflitti in Ucraina, in Medio Oriente e da altre contingenze globali, ha allungato i tempi di consegna di molti sistemi d’arma critici.

Di conseguenza, i governi dell’Asia-Pacifico stanno ponendo maggiore enfasi sulla coproduzione e sugli accordi di approvvigionamento multinazionali per ridurre la dipendenza dalla capacità produttiva statunitense, migliorando al contempo la resilienza delle catene di approvvigionamento regionali.

Scrivono Jerry McGinn, direttore del Center for the Industrial Base, e Celia Barrie, assistente di ricerca al Center for the Industrial Base del CSIS: «Mentre Australia e Corea del Sud hanno aumentato la loro spesa per la difesa di quasi il 5% dal 2022, il Giappone ha incrementato i propri investimenti del 60% nell’ultimo decennio, pur partendo da un livello molto basso in termini assoluti. Singapore (48%), Taiwan (56%) e Indonesia (83%) hanno analogamente ampliato le proprie spese militari nell’ultimo decennio».

Va detto che circa il 70% degli ordini relativi agli armamenti effettuati dagli alleati dell’Asia-Pacifico continua a provenire da Paesi esterni alla regione, a dimostrazione che lo sviluppo di una base industriale regionale autonoma rimane un obiettivo a lungo termine. Sebbene gli Stati Uniti siano ancora il principale fornitore di capacità militari avanzate, il crescente numero di trasferimenti da altri Paesi riflette uno sforzo deliberato per diversificare le relazioni di approvvigionamento.

Un esempio è l’Australian United Kingdom United States (AUKUS), l’accordo trilaterale tra Australia, Stati Uniti e Regno Unito per una maggiore integrazione industriale degli armamenti e lo sviluppo di capacità avanzate. Fiore all’occhiello dell’AUKUS è il programma di sottomarini a propulsione nucleare, ma il patto promuove anche la cooperazione in materia di Intelligenza Artificiale, tecnologie quantistiche, capacità cibernetiche, guerra elettronica, armi ipersoniche e sistemi sottomarini. Altro esempio è lLa Partnership for Indo-Pacific Industrial Resilience (PIPIR), nata nel 2024 per migliorare la resilienza della produzione nel settore-armi e ridurre le vulnerabilità delle catene di approvvigionamento con una cooperazione industriale coordinata.

E il Giappone? Dal 2015, la spesa militare giapponese è aumentata, come detto prima, di oltre il 60%, ma l’industria nazionale rimane relativamente isolata, il che crea difficoltà alla creazione di una base industriale competitiva.

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