A Tavola

Israele vuole gazificare
gli Usa seguono

Gli obiettivi americani in Iran? Distruggere l’arsenale missilistico e cambio di governanti. Sul versante distruzione, la guerra procede bene, ma non è scoppiata nessuna guerra civile (più volte annunciata anche dai media italiani), non c’è stato alcun golpe e la transizione al potere (da padre in figlio) è andata liscia. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha ironizzato sul nome che gli americani hanno dato ai bombardamenti Epic Fury (Furia Epica), cambiandola in Epic Mistake (Errore Epico).

Il quotidiano “Wall Street Journal” ha scritto oggi (martedì, 10/03/26) che sul presidente Trump alcuni dei suoi consiglieri stanno premendo affinché delinei un percorso per porre fine alla guerra. I sondaggi dicono che la maggioranza degli americani è contraria a questa guerra: appena un terzo è favorevole (nel 2001, il 90% appoggiava l’invasione dell’Afghanistan).

C’è anche il fattore economico: durante le prime 48 ore di bombardamenti, il Pentagono ha speso munizioni per un valore di 5,6 miliardi di dollari. Alcuni parlamentari lanciano l’allarme sulle scarse scorte di armi all’avanguardia (ecco perché gli strateghi stanno pensando ad un cambio, https://www.pastaepatate.eu/a-tavola/per-colpire-meglio-liran-gli-aerei-devono-avvicinarsi/).

E per Israele? La strategia è una sola: gazificare l’Iran, cioè spianare l’intero territorio come ha fatto a Gaza e come ha cominciato a fare in Libano.

L’ex consigliere del governo israeliano Daniel Levy ha dichiarato: «La sensazione è che Israele non abbia alcun reale interesse a un cambio di regime graduale. Vogliono che l’Iran imploda, e se le conseguenze si estenderanno all’Iraq, al Golfo e a gran parte della regione, tanto meglio».

Ma è ovvio che la durata e l’intensità del conflitto non dipendono da Tel Aviv. Lo sforzo militare israeliano è finanziato in massima parte dagli Stati Uniti. Nei giorni scorsi alcune dichiarazioni del segretario di Stato Marco Rubio – secondo cui Israele avrebbe di fatto «forzato la mano» a Washington – hanno costretto la Casa Bianca ad intervenire per chiarire la posizione americana.

In Israele si avvicinano le elezioni previste per la fine dell’anno. Una vittoria sul campo di battaglia restituirebbe a Netanyahu parte della credibilità persa negli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 (il più grave fallimento di sicurezza nella storia di Israele). Ripristinare la deterrenza israeliana e ridisegnare l’equilibrio di potere in Medio Oriente: questo l’obiettivo strategico di Tel Aviv.

Resta da vedere per quanto tempo ancora Washington e Tel Aviv bombarderanno insieme: la resistenza iraniana si profila di lunga durata.

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