Per gli USA la guerra contro l’Iran
è già costata 37,5 mld di dollari
Durante l’audizione di ieri (21/07/2026) alla Commissione per gli stanziamenti del Senato, il segretario alla Difesa USA, Pete Hegseth, e il capo di stato maggiore congiunto Dan Caine hanno stimato il costo dell’aggressione israelo-statunitense all’Iran, in 37,5 miliardi di dollari. E hanno chiesto 1.500 miliardi di dollari per il Dipartimento della Guerra (come lo chiama la Casa Bianca), di cui quasi 70 miliardi per la guerra contro l’Iran. Però Moody’s Analytics ha stimato che il costo interno della guerra potrebbe arrivare fino a 150 miliardi di dollari, tenendo conto di fattori come l’aumento dei prezzi dell’energia negli Stati Uniti. Hegseth ha affermato che erano necessari finanziamenti «per espandere le linee di produzione e accelerare la consegna di munizioni molto richieste. Stiamo parlando di motori a razzo a propellente solido, JDAM (Joint Direct Attack Munition), armi ipersoniche e sistemi anti-drone».
Hegseth ha anche fatto riferimento a un’imminente crisi di bilancio nel contesto della guerra, affermando che «l’addestramento in futuro dovrà essere ridotto se non riusciremo a soddisfare le nostre esigenze di bilancio, e a farlo con urgenza, e sì, in parte ciò è legato all’attuale ciclo di bilancio e a come le cose si concretizzano».
Nello specifico, la Casa Bianca ha richiesto 67,1 miliardi di dollari per far fronte ai «costi operativi sostenuti dal Dipartimento della Guerra (DoW) durante l’Operazione Epic Fury (OEF), inclusi i finanziamenti per il personale militare e le spese di prontezza operativa, i costi operativi per ricostituire le scorte utilizzate dal DoW, i programmi classificati e altre spese chiave».
La voce di spesa più consistente nella richiesta è di 21 miliardi di dollari per le munizioni utilizzate. Un funzionario ha dichiarato al quotidiano The Washington Post che «l’espansione delle operazioni statunitensi sarà limitata dalla diminuzione delle scorte di sistemi di difesa aerea e munizioni a lungo raggio, nonché dalle limitazioni alla possibilità di inviare ulteriori truppe e aerei nella zona a causa dei danni subiti in battaglia». Il giornale ha anche rivelato che «la crisi di bilancio sta già portando il Pentagono a limitare l’addestramento e la manutenzione necessari per mantenere la prontezza operativa delle forze armate».
Per quanto riguarda il fronte delle complicità, l’agenzia di stampa Bloomberg News ha riportato che il nuovo premier britannico Andy Burnham «ha approvato l’utilizzo di basi militari britanniche da parte degli Stati Uniti per quelli che il Regno Unito definisce attacchi difensivi contro l’Iran». Significa, ha spiegato l’agenzia, che «le basi di Diego Garcia nell’Oceano Indiano e della RAF Fairford nel Gloucestershire, in Inghilterra, potrebbero essere utilizzate dagli aerei statunitensi impegnati in missioni volte a contrastare la minaccia missilistica iraniana e come siti per colpire lo Stretto di Hormuz».
Come sottolinea TWZ, queste basi sono fondamentali per qualsiasi piano americano di impiegare bombardieri a lungo raggio contro l’Iran.

