A Hormuz passa più greggio
ma ci guadagnano le assicurazioni
Cosa sta succedendo nello Stretto di Hormuz? C’è un’intesa Washington-Teheran perché sia libero il passaggio delle navi? Oppure l’Iran non ce la fa più? Non ha più la forza per fermare il flusso? Non lo so e perciò guardo soltanto ai fatti. Che sono due: i prezzi globali del petrolio viaggiano intorno ai 100 dollari al barile mentre l’export di greggio è quasi lo stesso di prima dell’aggressione israelo-americana contro l’Iran.
L’ ultimo rapporto di Kpler, la multinazionale che mappa in tempo reale i flussi globali di materie prime, mostra che le esportazioni di petrolio greggio dal Medio Oriente sono quasi tornate ai livelli prebellici. E’ vero che oleodotti e rotte alternative trasportano una quota maggiore del tonnellaggio, ma a Hormuz un buon numero di navi ce la fa a passare.
Martina Sapio, corrispondente di POLITICO per il settore marittimo con sede in Europa, ha dichiarato a Forecast: «Le petroliere stanno ricominciando a transitare per Hormuz. Non ce lo aspettavamo. Ci si aspettava che gli Stati Uniti avessero già raggiunto un accordo con l’Iran, o che Trump avesse in qualche modo posto fine a questa guerra. Ma non è successo, quindi si sono adattati. A un certo punto hanno deciso che un accordo non si sarebbe concretizzato, o non si sarebbe concretizzato nel prossimo futuro. E noi torneremo comunque».
Lo Stretto resta pericoloso. Il Centro per le operazioni commerciali marittime del Regno Unito (UKMTO – United Kingdom Maritime Trade Operations) ha registrato nove attacchi distinti contro navi mercantili a Hormuz nei primi otto giorni di ottobre. Ma finora le compagnie di navigazione non si sono arrese.
Come ha sottolineato il Financial Times, i profitti in palio sono considerevoli. Scrive Jack Blanchard sulla newsletter POLITICO Forecast: «Lo stesso Trump non si illude che tutto vada bene, soprattutto perché, sebbene i flussi di petrolio greggio siano ripresi, le spedizioni di prodotti raffinati come il diesel sono ancora in forte calo. Il presidente si è affannato a cercare misure di emergenza che potessero ridurre i prezzi in vista delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, ma con scarsi risultati».
A conti fatti passa più o meno la stessa quantità di petrolio di prima della guerra, ma i prezzi sono molto più alti.
La spesa aggiuntiva maggiore è imposta dalle assicurazioni, i cui premi sono sulla rampa di lancio per le stelle. Quindi: il greggio passa ma ai consumatori costa un botto. I fan di MAGA e dintorni, i quali strillano che Donald Trump ha vinto la cruciale battaglia dello Stretto, dovrebbero guardare i prezzi alla pompa.



