A Tavola

Anche Betlemme sta morendo
L’appello del sindaco al Papa

Il sindaco di Betlemme, Maher Nicola Canawati, ha chiesto aiuto alla comunità internazionale: «La città prima contava 37 km². Ora, dopo le annessioni, gli insediamenti e il muro di separazione che ha diviso Betlemme da sua sorella e dal suo cuore – Gerusalemme – per la prima volta nella storia, significa che stiamo affrontando molti problemi». E sul calo del numero dei cristiani palestinesi nei territori dice: «Al momento sono soltanto 168 mila nella Terra Santa, mentre ci sono oltre 4 milioni di cristiani palestinesi in tutto il mondo. Questo, di per sé, mostra quanto siano sotto pressione».

La carenza d’acqua e le restrizioni alla libertà di movimento soffocano la popolazione: l’acqua è razionata, poiché ai Palestinesi a Betlemme non è permesso scavare e attingere alle proprie risorse idriche. Il sindaco Canawati denuncia: «Compriamo l’acqua dagli israeliani, e ci vendono solo un quinto di ciò che una persona dovrebbe consumare al giorno. Alcune zone di Betlemme restano senza acqua per 50 o 60 giorni». Oltre 134 barriere e checkpoint – anche all’interno della città – ostacolano la libertà di movimento, privando le persone non solo della loro libertà, ma anche dei mezzi per provvedere alle proprie famiglie e costruire un futuro.

Il sindaco di Betlemme deve essere cristiano, per una disposizione mantenuta dai leader palestinesi «perché vogliono preservare la comunità cristiana, la più antica comunità cristiana al mondo che vive a Betlemme, nella Terra Santa, in Palestina». Tuttavia molti continuano a partire. «Mi si spezza il cuore ogni volta che qualcuno lascia Betlemme»; nell’ultimo anno, oltre mille cristiani hanno ottenuto l’approvazione per «emigrare in Canada, negli Stati Uniti e in altri Paesi».

«Sostenere la popolazione – aggiunge – affinché non emigri. Questa è la cosa più importante che stiamo cercando di fare in questo momento».

L’economia di Betlemme, che si fonda sull’ospitalità e l’accoglienza di pellegrini, è stata devastata dall’inizio della guerra del 7 ottobre 2023. «Abbiamo registrato un crollo, un calo profondo fino allo 0%. Tutti gli alberghi – 84 in totale – sono completamente chiusi. I negozi di souvenir, i laboratori che producono le bellissime opere in legno d’ulivo, madreperla e gioielli tipici di Betlemme sono chiusi. Totalmente chiusi – racconta Canawati – La disoccupazione è passata dal 14% al 65%, e, come sapete, alle persone è negato l’accesso al lavoro nelle aree israeliane». Più di 120 mila abitanti di Betlemme lavoravano fuori la città: «Alcuni avevano prestiti, e ora non hanno nemmeno il pane da mettere in tavola».

Il sindaco ha incontrato Leone XIV (lo racconta Vatican News) portando le preoccupazioni del suo popolo e un appello per la pace e la speranza in Terra Santa. «Le persone stanno lasciando Betlemme, stanno lasciando la Palestina a causa di ciò che sta accadendo – ha detto il sindaco al Papa – e gli insediamenti intorno a Betlemme ormai rivaleggiano con la popolazione della città stessa, mettendo una forte pressione sulle risorse».

Quest’ultima è storica prassi dei commercianti ebrei: circondano il negozio che ebreo non è e lo fanno fallire.

 

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