La Cina non compra più
il debito pubblico americano
Le riserve auree ufficiali della Cina sono aumentate costantemente, passando da circa 63 milioni di once troy alla fine del 2022 a quasi 75 milioni negli ultimi dati. Il loro valore dichiarato è di circa 341 miliardi di dollari, a testimonianza sia dei continui acquisti di oro sia del sostanziale aumento dei prezzi dell’oro.
Tanto per avere un termine di paragone: le riserve auree italiane ammontano a circa 78,8 milioni di once troy. Date le enormi differenze tra il Drago e lo Stivale, la crescita di Pechino non è affatto eccezionale.
Quello che va monitorato attentamente è il dato sulle partecipazioni della Cina in titoli statunitensi che hanno continuato a diminuire. La Cina è stato per anni un forte acquirente di debito americano e il calo va riferito soprattutto agli allarmismi di Washington sul “pericolo cinese”.
In moneta sonante, le partecipazioni sono dimezzate dai circa 1.300 miliardi di dollari a metà degli anni 2010 ai circa 650 miliardi di dollari oggi. La Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong si è mossa leggermente nella direzione opposta, con le sue partecipazioni che sono aumentate fino a circa 270 miliardi di dollari, vicino al livello più alto registrato nella serie storica.
Alicia García-Herrero, Michal Krystyanczuk, Robin Schindowski, Théo Storella e Jianwei Xu, analisti di BRUEGEL (Brussels European and Global Economic Laboratory), hanno redatto uno studio dal quale copio e incollo alcune considerazioni.
«Questi sviluppi – scrivono – si aggiungono alla vicenda del renminbi del mese scorso. Un maggiore utilizzo del renminbi negli scambi commerciali può ridurre la dipendenza dal dollaro per il regolamento delle transazioni, mentre l’accumulo di oro e la riduzione delle riserve auree statunitensi detenute nella Cina continentale possono diversificare l’esposizione della Cina sul fronte degli attivi».
E concludono: «Tuttavia, nessuna di queste tendenze rappresenta una rottura con il sistema finanziario basato sul dollaro: le riserve auree statunitensi detenute nella Cina continentale rimangono sostanzialmente superiori, in termini di valore, alle riserve auree cinesi, e quelle di Hong Kong sono aumentate. La Cina sembra piuttosto intenzionata a creare maggiore spazio intorno al sistema del dollaro, anziché tentare di uscirne completamente».
I dati sui quali è stata elaborata l’analisi BRUEGEL sono stati pubblicati dall’Amministrazione statale cinese per gli scambi esteri e dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti.



