La guerra civile in Etiopia
riprende a nome del Tsmido
Per quasi quattro anni, l’Etiopia si è aggrappata a uno stato di pace precaria, che interrompeva una guerra civile che è diventata uno dei conflitti più sanguinosi del secolo. Ma la tregua del 2022 è finita, quando il Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (Tigray People’s Liberation Front TPLF), che aveva governato l’Etiopia per tre decenni fino al 2018, ha lanciato una guerra per scalzare il primo ministro Abiy Ahmed.
La compagnia aerea Ethiopian Airlines ha interrotto i voli da e per Makallè, Axum e Scirè, dopo che il TPLF ha preso il controllo dell’aeroporto del capoluogo e dei principali scali regionali.
La guerra è ripresa a nome dell’Ethiopian Peoples’ Forces Alliance for Survival (Alleanza delle forze dei popoli etiopi per la sopravvivenza Tsmido), che comprende il TPLF, l’OLA (Oromo Liberation Army), l’AFNM (Amhara Fano National Movement), l’ONLF (Ogaden National Liberation Front), l’Afar Revolutionary Democratic Unity Front (Ugugumo), il Benishangul Peoples’ Liberation Movement e il Gumuz Peoples’ Democratic Movement.
L’ultima volta che l’esercito etiope (Ethiopian National Defense Force ENDF) ha combattuto contro il TPLF, circa 600.000 persone sono state uccise e la regione del Tigray si è trovata sull’orlo della carestia.
L’Etiopia ha accusato i ribelli di cercare un’alleanza con la vicina Eritrea nel tentativo di destabilizzare l’amministrazione di Abiy.
«Dato il deterioramento delle relazioni tra Abiy e il presidente eritreo Isaias Afwerki negli ultimi anni – scrive Alexandra Sharp su Foreign Policy – ottenere il sostegno del Tigray è diventata un’opzione sempre più allettante per Asmara. L’Eritrea teme da tempo che l’Etiopia, paese senza sbocco sul mare, possa invadere il suo territorio per ottenere l’accesso al Mar Rosso».
La Commissione dell’Unione Africana ha chiesto un’immediata de-escalation delle ostilità, il GAD (Intergovernmental Authority on Development) ha sottolineato l’importanza della «massima moderazione» e l’ambasciatore statunitense in Etiopia ha richiesto un «dialogo politico ragionevole».
«Il nostro esercito – ha proclamato il governo regionale del Tigray – continuerà a combattere per garantire la protezione dei diritti, della sicurezza, della sovranità e della sopravvivenza del nostro popolo».



