I droni containerizzati
per sciami di 500 a lancio

La statunitense Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) sta richiedendo prototipi di droni con un elevato grado di autonomia operativa, nonché sistemi containerizzati a controllo remoto per il loro lancio, recupero e supporto. L’interesse principale della DARPA è rivolto a una combinazione che possa essere impiegata come parte di una “costellazione autonoma” ampiamente autosufficiente, in grado di supportare sciami in rete composti da un massimo di 500 droni contemporaneamente.
Gli attacchi segreti con droni dell’Operazione Spiderweb condotta dall’Ucraina contro diverse basi aeree russe lo scorso anno, così come gli attacchi ravvicinati di Israele dall’interno dell’Iran durante le fasi iniziali della Guerra dei Dodici Giorni hanno già dimostrato l’efficacia del tipo di capacità che la DARPA sta cercando. I lanciatori di droni a forma di container, molti dei quali montati su camion, sono sempre più diffusi. L’Iran ha svolto un ruolo particolarmente importante nello sviluppo di tali capacità, nell’ambito del suo programma di sviluppo di droni kamikaze a lungo raggio. Tuttavia, la maggior parte dei sistemi containerizzati o simili attualmente disponibili si concentra sul lancio di carichi utili piuttosto che sul loro recupero, per non parlare della loro preparazione al rilancio.
Il Technology Transfer Office (TTO) della DARPA ha descritto lo stato delle cose: «Il panorama delle attuali tecnologie di piattaforma presenta ampie limitazioni che richiedono un’evoluzione per realizzare costellazioni ad alta autonomia composte da droni con un carico utile significativo in termini di dimensioni, peso, potenza e costo (SWaP-C), sganciati da container completamente autonomi in grado di gestire l’intero ciclo di missione, inclusi lancio, mantenimento/sostituzione e recupero».
La DARPA ha un interesse indiretto in una “piattaforma host” a controllo remoto in grado di trasportare i container da e verso un’area designata, dalla quale i droni potrebbero poi essere lanciati e recuperati. Giuseppe Trevithick ha scritto sulla newsletter di TWZ: «Un’azienda cinese, DAMODA, ha lanciato un sistema containerizzato in grado di lanciare, recuperare e ricaricare migliaia di piccoli droni quadricotteri a propulsione elettrica con la semplice pressione di un pulsante. Il mercato globale dei sistemi di lancio containerizzati per droni e altri carichi utili è già considerevole e continua a crescere. Le aziende cinesi sono state particolarmente attive in questo ambito e gli sviluppi in quel paese sono spesso legati anche al lavoro sulle capacità di sciame».
La Defense Innovation Unit (DIU), l’organizzazione del Dipartimento della Guerra (DoW) che ha il compito di accelerare l’adozione di tecnologie all’avanguardia per la sicurezza nazionale, aveva annunciato di essere alla ricerca di una capacità denominata CADDS (Containerized Autonomous Drone Delivery System). L’annuncio relativo al CADDS, tuttavia, si concentrava esclusivamente sulle fasi di lancio e recupero. Nel bando per proposte CADDS, la DIU aveva anche evidenziato una nuova e più generale domanda emergente di maggiore capacità di lancio, in concomitanza con la spinta delle forze armate statunitensi ad acquisire e impiegare centinaia di migliaia, se non milioni, di nuovi droni, soprattutto di piccole dimensioni, nei prossimi anni.


