La ricetta del FMI contro la crisi:
restrizioni sulla politica monetaria
L’economia globale si prepara ad affrontare un 2027 difficile, ha avvertito ieri Kristalina Georgieva, direttrice del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Gli investitori restano scettici anche sulla sicurezza energetica globale, poiché soprattutto l’aggressione israelo-americana contro l’Iran e Ucraina ostacola le catene di approvvigionamento di petrolio e gas. La scorsa settimana, i Paesi del G7 hanno concordato di rilasciare 100 milioni di barili di gasolio e greggio dalle proprie riserve nei prossimi quattro mesi per cercare di contenere gli elevati prezzi dei carburanti. Ciononostante, mercoledì il Brent ha superato i 100 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate ha raggiunto quasi i 90 dollari al barile.
A preoccupare ulteriormente gli economisti è la svendita globale di obbligazioni, la cui ripresa ieri ha spinto i costi di finanziamento a lungo termine ad alcuni dei livelli più alti degli ultimi decenni. I rendimenti dei titoli di Stato francesi a 10 anni hanno raggiunto il 4,93%; i titoli di Stato britannici a 30 anni hanno toccato il massimo degli ultimi 28 anni, attestandosi intorno al 6%; e i titoli del Tesoro statunitensi a 30 anni sono saliti al 5,73%, il livello più alto dal 2002.
Ma queste vendite massicce, in particolare in Francia, stanno preannunciando una crisi del debito più grave nell’eurozona? La direttrice del FMI si è mostrata cautamente ottimista: «Dobbiamo ricordare che, rispetto al passato, in Europa abbiamo un sistema molto più maturo» ed ha sottolineato la solidità della Banca Centrale Europea (BCE) e degli altri strumenti di protezione contro i rischi per la stabilità finanziaria.
La dichiarazione del capo del FMI sugli investimenti nell’Intelligenza Artificiale è significativa, soprattutto perché giunge in un momento in cui le due maggiori economie mondiali – Stati Uniti e Cina – sono in competizione nello sviluppo di questa tecnologia avanzata. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato perentorio: «Non soffocherò mai la crescita di una tecnologia che sarà più grande della rivoluzione industriale», nonostante le principali aziende di IA abbiano chiesto un rallentamento o una pausa nello sviluppo dei modelli più avanzati per consentire la creazione di meccanismi di sicurezza globali. Molti esperti, infatti, temono che l’espansione dell’IA possa innescare licenziamenti di massa, peggiorare i tassi di inflazione e soffocare il mercato immobiliare.
In sintesi: costi energetici alle stelle, debito pubblico da record con rendimenti dei titoli di Stato in forte aumento, tassi di inflazione debilitanti, crescita fiscale stagnante e nuovi rischi di investimento nell’IA.
In un discorso di anteprima delle riunioni annuali del FMI e della Banca Mondiale di Bangkok, la direttrice Georgieva ha delineato alcuni dei rischi che minacciano l’ordine mondiale e ha esortato le nazioni ad attuare misure di protezione per contribuire a garantire la continuità delle risorse.
«Il mio messaggio ai responsabili delle politiche economiche mondiali – ha detto – sarà questo: non possiamo continuare a rimandare le azioni politiche necessarie».
In effetti cosa suggerisce il FMI? «Ora – ha detto la direttrice Georgieva – potrebbe essere un buon momento per un orientamento prudentemente restrittivo nella politica monetaria di molti Paesi». Ed ha elogiato la Banca del Giappone, la BCE e la Federal Reserve statunitense per i recenti aumenti dei tassi d’interesse.
A mio parere, è proprio la complessità degli elementi in gioco ad essere alquanto immune alle manovre monetarie. Ma qui torniamo alla vecchia battaglia tra monetaristi e keynesiani (e sarebbe troppo lungo il pezzo).



