A Tavola

L’Arabia Saudita ha una Vision:
più entrate non petrolifere

La chiusura dello Stretto di Hormuz, gli attacchi alle infrastrutture energetiche e il bombardamento di petroliere e gasdotti hanno ulteriormente rafforzato la determinazione dei responsabili politici del Golfo a diversificare le proprie economie e a consolidare la sicurezza energetica. Per l’Arabia Saudita, la diversificazione è già un impegno costante per la leadership energetica, una maggiore resilienza delle esportazioni e lo sviluppo di nuove e alternative rotte di trasporto che riducano la dipendenza da vulnerabili punti di strozzatura marittimi. Il programma di diversificazione, chiamato Vision 2030, ha due grandi obiettivi: un’economia nazionale in grado di prosperare in un mondo post-combustibili fossili e una popolazione felice, sana e competitiva.

Secondo il Rapporto Annuale Vision 2030, le attività non petrolifere rappresentano ora circa il 56% del PIL, rispetto al 47% circa registrato nel 2016. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha confermato che le entrate non petrolifere del governo saudita sono aumentate da 186 miliardi di riyāl (43 miliardi e mezzo di euro) nel 2016 a 502 miliardi di riyāl (più di 117 miliardi di euro) nel 2024. I dati rivelano che il turismo, i servizi finanziari, l’industria manifatturiera, la logistica, l’attività mineraria, la tecnologia, l’intrattenimento e altri settori dei servizi hanno assunto un ruolo più importante nella creazione di posti di lavoro, nell’attrazione di investimenti, nel sostegno alle entrate statali e nel contributo all’attività economica rispetto a un decennio fa.

Anche la partecipazione femminile alla forza lavoro è aumentata, secondo la Banca Mondiale, da circa il 20% nel 2017 a oltre il 34% entro il 2025, superando l’obiettivo originario del 30% fissato da Vision 2030.

La posizione geografica, crocevia tra Africa, Asia, Europa e Medio Oriente, ha accresciuto la rilevanza strategica dell’Arabia Saudita sia per i partner regionali che internazionali. L’aggressione israelo-americana all’Iran ha ulteriormente sottolineato il valore strategico di un’infrastruttura logistica diversificata, dell’accesso al Mar Rosso e delle reti di trasporto che collegano i mercati del Golfo, africani, asiatici ed europei e, di conseguenza, della rilevanza strategica dell’Arabia Saudita.

La guerra contro l’Iran ha chiarito perché il regno si fosse mostrato decisamente poco entusiasta della decisione di Stati Uniti e Israele di scatenarla e perché l’Arabia Saudita avesse preferito la diplomazia per allentare le tensioni. L’Arabia Saudita è consapevole che più a lungo durerà la guerra con l’Iran, più a lungo lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso e più la regione manterrà la sua reputazione di instabilità, più difficile sarà, in definitiva, tornare alla normalità.

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