A Tavola

L’Irlanda vuole bloccare
l’import da Israele

Riuscirà l’Irlanda a varare la legislazione che vieta le importazioni dagli insediamenti israeliani illegali? Nonostante si tratti di una misura simbolica perché riguarderebbe soltanto alcuni prodotti e nonostante il basso import attuale (685 mila euro) sono subito scattate le misure di Tel Aviv per interposta persona. Un gruppo di membri del Congresso degli Stati Uniti ha inviato una lettera al Segretario del Tesoro Scott Bessent, sollecitandolo a valutare se l’Irlanda debba essere aggiunta all’elenco dei Paesi che boicottano Israele. La lettera cita la Sezione 999 dell’Internal Revenue Code del 1986, che condanna i boicottaggi stranieri contro i paesi alleati, con specifica opposizione alle misure dirette a Israele.

Il quotidiano “Irish Independent” riferisce che il vicepremier (Tánaiste in irlandese) e ministro degli Esteri Simon Harris ha detto che l’Irlanda intende procedere: «La gente – ha spiegato – in Irlanda, in Europa e in tutto il mondo è profondamente scossa dall’attività genocida a cui stiamo assistendo a Gaza, dai bambini che muoiono di fame».

Il governo di coalizione irlandese, composto da Fine Gael (La razza gaelica), Fianna Fáil (I soldati del destino) e da un gruppo di indipendenti, si era impegnato a vietare le merci provenienti dai territori palestinesi occupati nel programma presentato nello scorso gennaio.

Sebbene il volume degli scambi commerciali tra l’Irlanda e gli insediamenti illegali riguardi prodotti come frutta, mobili e cosmetici, il peso simbolico della legislazione potrebbe avere un’ampia risonanza in tutta Europa. Ma potrà l’Irlanda sopportare il peso delle furiosi reazioni israelo-americane?

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