L’allarme per i cyberattacchi
E tenete i soldi a casa

Le banche centrali di Austria, Finlandia e Olanda sono state le prime a suggerire ai cittadini di tenere in casa una scorta di denaro contante e nei giorni scorsi la Banca centrale europea ha rilanciato l’invito.
Pierluigi Paganini, esperto di cybersicurezza e intelligence, in un’intervista a “Vaticannews” a firma di Stefano Leszczynski, ha spiegato il perché degli inviti: «Quello che gli analisti osservano è sicuramente una intensificazione delle campagne cyber da parte di attori Nation-State, cioè entità che lavorano direttamente per il governo o i militari di uno Stato o che operano sotto la loro direzione. E questo, ovviamente, è un campanello di allarme anche perché la quasi totalità dei governi si sta attrezzando per affrontare questo nuovo dominio di guerra».
Oggi quasi tutti gli Stati sono impegnati a rafforzare il proprio arsenale cyber per offendere o difendere, a conferma, sottolinea Paganini, «che di fatto oggi il cyberspazio è un dominio di guerra al pari di quelli che già tutti conoscono: spazio, terra, mare e cielo». In geopolitica c’è da anni un fattore in più; il cyberspazio, che è diventato il quinto dominio di guerra (la Nato lo aveva classificato così nel 2016).
Dice Paolini: «Gli attacchi come quelli avvenuti contro alcuni aeroporti europei hanno una finalità precisa, che è quella di insinuare la paura nella popolazione, a far sì che si inneschino dei sentimenti di diffidenza nei confronti della capacità dei governi di proteggere il cittadino». Fino a questo momento i cyberattacchi hanno preso di mira trasporti, telecomunicazioni, sanità causando temporanei disagi, ma sono più gravi di quanto la gente li percepisca.
«Oggettivamente – spiega Paganini – è aumentato il livello di penetrazione tecnologica. E’ aumentata quella che noi tecnici definiamo la superficie di attacco, cioè più tecnologia utilizzo, più do la possibilità all’attaccante di trovare delle falle da sfruttare. E poi ci sono le fragilità dei singoli settori, quello sanitario in testa, dove ci sono lacune importanti nella sicurezza».
Se pensiamo all’intelligenza artificiale, utilizzata spesso in maniera poco consapevole anche sui telefonini, possiamo prevedere che può essere utilizzata (come ha già fatto e sta facendo Israele) per campagne di disinformazione. Un attacco cyber è solitamente anonimo ed è difficile risalire agli autori.
Spiega Paganini: «Il problema dell’attribuzione di un attacco cibernetico è, innanzitutto, una questione tecnica di grande complessità, anche perché si tratta di operazioni che hanno fasi di preparazione differenti e più nascoste, rispetto alle normali operazioni di cybercriminalità. Capire con certezza chi c’è dietro l’attacco è veramente complesso. Ci possono essere casi di ‘false flag’ (falsa bandiera), o falsi comportamenti di cybercrime, che hanno invece l’obiettivo di sabotare, offendere e distruggere».
E lo vediamo tutti i giorni nell’ambito dell’ambito della campagna antirussa varata dall’asse Washington-Tel Aviv ed eseguita dagli Stati satelliti.



